Intervista a Fabio Sanvitale, coautore di “Accadde all’Idroscalo”

Di recente, per i tipi di Sovera edizioni (Roma), è uscito il libro –indagine Accadde all’Idroscalo. L’ultima notte di Pier Paolo Pasolini (prefazione di Federica Sciarelli), che si impegna a fornire un nuovo movente al delitto Pasolini e soprattutto a indagare in modo dettagliato la scena di un crimine ancora lancinante per la coscienza del Paese. A parlarne è Fabio Sanvitale, coautore del volume con Armando Palmegiani, pescarese, giornalista investigativo, scrittore e criminologo, nel corso di un’intervista rilasciata a Stefano Labbia.

Intervista a Fabio Sanvitale
“Accadde all’Idroscalo”: verità di una storia italiana mai dimenticata
di Stefano Labbia

www.myreviews.it  – 12 dicembre 2016

Fabio Sanvitale è un autore sferzante. Ma questo è certo e risaputo. Assieme al collega Armando Palmegiani ha formato un sodalizio caparbio e deciso, stavolta, a far luce su un caso – forse “il” caso – che vede la dipartita di uno tra gli autori più importanti e discussi dell’ultimo secolo e mezzo: Pier Paolo Pasolini. In questa intervista parliamo del suo libro Accadde all’Idroscalo (Sovera Edizioni), del piacere della scrittura e del suo futuro.

Com’è nato il tuo libro Accadde all’Idroscalo. L’ultima notte di Pier Paolo Pasolini: perché hai sentito l’esigenza – avete, pardon – di scrivere ancora, di nuovo, di Pier Paolo?
Io e Armando scriviamo di true crime da anni e ci sono storie con le quali, prima o poi, ci si deve confrontare. Abbiamo alle spalle cinque libri: Il caso Girolimoni, Il canaro della Magliana, Il caso Fenaroli, I casi Bebawi e Wanninger, La strage delle Guardie Svizzere, tutte vicende che abbiamo investigato da capo, partendo dagli atti ufficiali. Tutti delitti sui quali incombeva l’ombra del dubbio, del non chiarito, che ancora erano in tutto o in parte dei misteri. Pasolini rientra perfettamente in questa categoria: impossibile non confrontarcisi.

Fabio Sanvitale
Fabio Sanvitale

Com’è stata la scrittura a quattro mani (assieme ad Armando Palmegiani, ndr.), in questo caso? Come ti sentivi, quando la struttura del libro prendeva corpo?
Scrivere a quattro mani presenta delle difficoltà specifiche, ma ormai io e Armando abbiamo una nostra struttura di lavoro ben oliata. Ci dividiamo il lavoro per aree di competenza, ci confrontiamo più volte al giorno e quando non capiamo qualcosa chiediamo ai nostri consulenti forensi. E’ un metodo di lavoro scientifico, che paga. In genere siamo molto in sintonia e quindi procediamo speditamente, il che vuol dire che ci vuole almeno un anno di lavoro prima di partorire qualcosa. Vedere un libro prendere corpo è sempre un’emozione, senti che la tua creatura prende vita. In questo caso con un’attenzione speciale ai dettagli, perché questa è una storia troppo importante per ancora moltissime persone.

Pasolini, ancora oggi, ispira storie, poesie, scritti, film…
Perché, secondo te? Qual è la sua forza?
Pasolini aveva una straordinaria capacità di analisi del reale e si metteva in gioco con un coraggio intellettuale e fisico che è rarissimo. Quando vedi uno che legge la realtà e coglie quello che tu non hai visto, allora devi fermarti e riconoscerne il genio.  Quando vedi uno che mette un’energia pazzesca in quello che fa e ti spiega le cose, allora devi restituirgli quello che ti ha dato. In questo senso abbiamo fatto che potevamo fare: dare un nostro contributo per la verità. Glielo dovevamo.

Sanvitale ed il futuro: come ti vedi tra dieci anni?
Gesù, che domanda! Mi vedo in Normandia. Certe volte vorrei essere lontano dalle grida, dagli insulti, dalle questioni personali che vengono messe in mezzo quando invece si cerca di lavorare per la verità. E’ difficile essere sereni, in questo Paese, quando si trattano argomenti come questi. Ma prima della Normandia c’è tempo: tutto il tempo di far conoscere questo libro e l’indagine che ci sta dietro. Abbiamo appena cominciato, sarà un lungo lavoro ma lo porteremo a termine.

Grazie di cuore per aver accettato quest’intervista.
Grazie a te per avercela chiesta. Crediamo sia molto importante avviare un dibattito civile intorno a questo libro e soprattutto intorno alla fine di Pier Paolo Pasolini. Speriamo di poter contribuire a questo.

[info_box title=”Stefano Labbia Manfredi” image=”” animate=””]classe 1984, è un giovane autore italiano di origine brasiliana. Nato a Roma,  ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Gli Orari del Cuore, nel 2016 per Casa Editrice Leonida. Ha ideato lo script del lungometraggio horror dal titolo The Moon, prodotto  a breve  in USA, scrivendone, assieme a un collega italiano, la sceneggiatura. Al lavoro sulla sua prima serie televisiva originale inglese di stampo teen drama, dal titolo Fear, di cui è unico ideatore e sceneggiatore, vive attualmente a Roma.
Collabora dal 2016 con le testate “Duerighe.com” [nella sezione spettacolo (cinema e teatro)], “MyReviews” (cinema) e “Oubliette Magazin”e (cinema, teatro e musica). Ha inoltre collaborato alla stesura e all’ideazione di Rivka (Serie Italiana – 2016), Boh (Sitcom – in finale all’Infinity Film Festival di Mediaset 2016 – Ideazione, regia e sceneggiatura), Butterfly Lies (2015 / 2016 idea, soggetto e sceneggiatura – quest’ultima assieme al collega Valerio Di Lorenzo), Safe (Soggetto e sceneggiatura – Tv Show USA – 2015), Life Goes On – La Vita Va Avanti (Soggetto e sceneggiatura – Film – 2015), American Inn (soggetto e sceneggiatura – Sitcom – USA – 2015), (R)Evolution (Soggetto e sceneggiatura – 2015), Police Assault (Soggetto e sceneggiatura – Tv Show – USA – 2014), WMW – What Men Wants (dramedy – UK – 2015 / 2016 – Soggetto e sceneggiatura).[/info_box]