Pasolini precursore della decrescita

A trentanove anni dalla morte, Pier Paolo Pasolini continua a vivere nel dibattito pubblico come pochi altri autori del ‘900 e a dialogare con la contemporaneità alla luce della sua saggistica radicale e preveggente. E come implacabile critico dello sviluppo appare anche nel volume Pasolini. L’insensata modernità, uscito per Jaca Book nel novembre 2014 (pp.64) per la cura dello storico Piero Bevilacqua, all’interno della collana “I precursori della decrescita” diretta da Serge Latouche. Qui ci si imbatte nelle folgoranti anticipazioni su ciò che sarebbe accaduto e che lo scrittore afferrava allo stato nascente. Nella forma dell’articolo o del saggio breve, grazie a una chimica singolare dell’intelligenza – che mescola poesia, sensibilità raffinata, acutezza di sguardo, nostalgia, culto della bellezza -, Pasolini sapeva leggere i fenomeni del suo tempo, presagendo con visionaria lucidità i tratti del nostro confuso e desolato paesaggio spirituale.

"Pasolini.L'insensata modernità", a cura di Piero Bevilacqua
“Pasolini.L’insensata modernità”, a cura di Piero Bevilacqua

Egli – si legge nella scheda della casa editrice  (www.jacabook.it) – “ vede con sconvolgente capacità anticipatrice, da poeta, e con una sensibilità esasperata, il lato nascosto, ancora invisibile, ma distruttore di un grande processo, che è anche di emancipazione. È come se l’amore per la bellezza, la nostalgia del passato, la sensibilità poetica creassero nella sua mente una chimica speciale dell’intelligenza, capace di sfondare la coltre contraffatta della realtà e guardare oltre. Come Leopardi, egli arriva infatti a scorgere i processi in atto a una profondità normalmente inosservata, nelle strutture antropologiche della società, nella carnalità dei corpi, resi inautentici da modelli imposti che sostituiscono la realtà con la finzione. L’«ultimo luogo – scriveva nel 1973 – in cui abitava la realtà, cioè il corpo, ossia il corpo popolare, è anch’esso scomparso». Leopardi del Novecento, corsaro preveggente e disperato, illumina la sua critica radicale  all’insensatezza della società dei costumi di uno sguardo originalissimo, gettato direttamente sui corpi, sui volti, sui gesti, sull’incedere, sui modi di parlare e sulle parole delle persone”.

[info_box title=”Piero Bevilacqua” image=”” animate=””]ordinario di storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, Piero Bevilacqua ha fondato con altri e diretto la rivista “Meridiana”, si è occupato di storia del Mezzogiorno (Breve storia dell’Italia meridionale, Donzelli 1993); di storia dell’ambiente (Venezia e le acque, Donzelli 1998); di storiografia (Sull’utilità della storia, Donzelli 1997); di saggistica teorico-politica (Miseria dello sviluppo, 2008; Il grande saccheggio, 2011; Elogio della radicalità, 2012, tutti presso Laterza).[/info_box]