Alla Pergola di  Firenze il “Calderón” di PPP secondo Tiezzi-Lombardi

 

Lo spettacolo Calderón di Pier Paolo Pasolini, dal 4 al 9 ottobre 2016, inaugura la stagione della Teatro La Pergola di Firenze. Ne sono artefici Federico Tiezzi e Sandro Lombardi, rispettivamente regista e protagonista, che, dopo Euripide e Pirandello, concludono con il capolavoro teatrale di Pasolini una ideale trilogia teatrale sulla crisi della famiglia e del rapporto tra le generazioni
Qui di seguito il comunicato diffuso dagli organizzatori per questa manifestazione teatrale di cartello.

A Firenze Tiezzi e Lombardi in ” Calderón” di Pasolini
redazionale

http://firenze.repubblica.it/ – 29 settembre 2016

Calderón è la straordinaria riscrittura pasoliniana del classico La vita è sogno di Calderón de la Barca, ambientato nella Spagna franchista durante gli anni del regime. Una delle sue «più sicure riuscite formali», a detta del suo stesso autore. Scritto nel 1966 e pubblicato nel 1973, il testo è la grande parabola di un conflitto generazionale più che mai contemporaneo. Tragedia in versi, dramma di poesia, grandioso affresco storico, risulta tuttora il punto più alto della teatro italiano del secondo Novecento.

Sandro Lombardi in "Calderòn", regia di Federico Tiezzi (2016)
Sandro Lombardi in “Calderòn”, regia di Federico Tiezzi (2016)

Ma Calderón, regia di Federico Tiezzi, con Sandro Lombardi, in un cast di prima grandezza (con la partecipazione straordinaria di Francesca Benedetti), è soprattutto una precipitosa discesa agli inferi: del mondo sociale e di sé. Come un sogno che si chiude sempre in un altro sogno, Rosaura si risveglia in una classe sociale ogni volta diversa. Dal mondo aristocratico a quello piccolo-borghese fino alla miseria sottoproletaria, Rosaura è sempre straniera. Come straniero è sempre stato il suo scomodo autore, poeta civile, ma anche mistico, disperato profeta. Bloccati in una storia e in una società cui non vogliono appartenere, i protagonisti di Calderón vivono nello spazio doloroso fra la rabbia e la nostalgia, l’amore per il mondo e la rabbia verso gli adulti, i padroni della storia.
Federico Tiezzi concepisce lo spettacolo  (produzione Teatro di Roma–Fondazione Teatro della Toscana) come ultima parte di una trilogia che prende in esame la dissoluzione della famiglia, qui colpita anche dalla forza dialettica del maggio ’68 e dallo sguardo impietoso di Freud. Lo avevano preceduto Ifigenia in Aulide di Euripide (INDA, 2015) e Questa sera si recita a soggetto di Luigi Pirandello (Piccolo Teatro di Milano, 2016). Questo Calderón sottolinea l’aspetto di “tragicommedia” presente nel testo, lasciando emergere la sua comicità stridente, surreale e stralunata.
Siamo nella Spagna franchista del 1967. Rosaura (interpretata a turno da Camilla Semino Favro, Lucrezia Guidone e Debora Zuin) fa tre sogni successivi, ognuno in un ambiente diverso, aristocratico, proletario, medio borghese, a significare l’impossibilità, per tutti, di evadere dalla propria condizione sociale. Nel primo sogno Rosaura si innamora di Sigismondo (Graziano Piazza), un ex amante della madre che scoprirà essere suo padre; nel secondo, da prostituta, si innamora di Pablo (Josafat Vagni), un ragazzo che scoprirà essere suo figlio; nel terzo è una moglie rassegnata al proprio destino, che si innamora di Enrique (Andrea Volpetti), uno studente rivoluzionario.
È Pasolini a sottolineare come il tema del dramma sia lo scontro tra individuo e potere, impersonato da Sandro Lombardi: «In tutti e tre i suoi risvegli, Rosaura si trova in una dimensione occupata interamente dal senso del Potere. Il nostro primo rapporto, nascendo, è dunque un rapporto col Potere, cioè con l’unico mondo possibile che la nascita ci assegna. Il Potere in Calderón si chiama Basilio (Basileus), ed ha connotati cangianti: nella prima parte è Re e Padre (appare nello specchio – con l’autore!! – come nel quadro di Diego Velásquez Las Meninas), ed è organizzato classicamente: la propria coscienza di sé – fascista – non ha un’incrinatura, un’incertezza. Nella seconda parte – quando Rosaura si risveglia “povera”, sottoproletaria, in un villaggio di baracche – Basilio diviene un’astrazione quasi celeste (sta nello stanzone de Las Meninas vuoto, come sospeso nel cosmo: e da lì invia i suoi sicari sulla terra); infine, nella terza parte, è il marito piccolo-borghese, benpensante, non fascista ma peggio che fascista».
Il tema della diversità, della irriducibilità di ogni essere umano alle logiche del potere borghese, è dunque ricorrente in tutti i sogni, risolto nelle metafore di amori incestuosi. Segue una quarta (e ultima) incarnazione di Rosaura in uno «scheletro bianco quasi senza più capelli, nella cuccia»: lo scheletro vivente di una vittima delle SS naziste, nello stesso salone di reggia trasformato in lager, mentre irrompe il coro degli operai comunisti in veste di salvatori.