Silvana e Pier Paolo

Silvana Mauri e Pier Paolo Pasolini

Un ricordo pasoliniano nel segno toccante degli affetti più profondi si terrà sabato 26 maggio nel bellissimo Palazzo Altan di San Vito al Tagliamento, dove, su iniziativa del Comune locale in collaborazione con il Centro Studi Pasolini di Casarsa, Cinemazero di Pordenone e la Sartoria Farani di Roma, si terrà alle ore 10.30 il convegno “Silvana e Pier Paolo. Storia di un’amicizia amorosa”. Il nome femminile abbinato al poeta di Casarsa rinvia a Silvana Mauri, scomparsa nel 2006, sorella di Fabio, grande amico di Pasolini, e nipote dell’editore Valentino Bompiani, per il quale lavorò dal 1943 per quarant’anni, per dedicarsi poi per altri venti alla Scuola per Librai Mauri, attiva presso la Fondazione Cini di Venezia. Sposata con lo scrittore Ottiero Ottieri e in contatto con la più luminosa cultura italiana del secondo Novecento, specie nel fulcro della fucina milanese, consegnò molti dei suoi ricordi al libro Ritratto di una scrittrice involontaria (a cura di Rodolfo Montuoro, ed. Nottetempo, 2006), in cui rivivono i tanti fatti e i tanti nomi che ruotavano intorno alla Bompiani: Umberto Eco, Corrado Alvaro, Zavattini, Camilla Cederna, Franca Valeri. Ma su tutti un posto speciale è riserbato al rimpianto di Pier Paolo Pasolini, con cui Silvana ebbe un rapporto intensissimo e duraturo, prolungato anche oltre gli anni friulani di guerra, quando raggiunse l’amico perfino nel rifugio di Versuta. ”Come è accaduto – scrive- che io, ragazza borghese, senza radici paesane, eterosessuale, e lui allora, tutto pervaso e raccolto di poesia casarsese … studente diligente, omosessuale, ci siamo inseguiti per tutta la vita, scritti, raccontati, raggiunti… dentro la sua vita che sempre più si separava dalla mia?” Di lui dice ancora: “Era onnivoro: di facce, di gesti, di paesaggi, di odori, del passato, del presente, di letteratura, di linguaggi e di azioni, di ciò che era compiuto e di ciò che era incompiuto, nel suo vitale divenire.

Del sublime e dell’orrido dell’uomo”. Ai tempi della guerra ricorda che si scrivevano “quasi ogni settimana o quasi ogni giorno”, ma, annota con tristezza, “le mie lettere sono andate perdute”. Fu a lei che Pier Paolo confidò il segreto della sua omosessualità,  nel tormento di una  lettera del 15 agosto 1947, in cui nel contempo confessava di provare per quell’amica “qualcosa che è molto vicino all’amore, certo un’amicizia eccezionale». Espressioni simili, a testimonianza di un legame autentico,  comparvero anche in un’altra struggente lettera del 10 febbraio 1950, in cui il poeta espulso dall’Eden friulano così scriveva a Silvana da Roma:
“Tu sei stata per me qualcosa di speciale e di diverso […] Da quando mi hai aperto la porta a Bologna […], e mi sei apparsa sotto la figura di una ´madonna del duecento` […],alla Malga Troi, a Milano, dopo la guerra, da Bompiani, a Versuta, a Roma,  tu sei sempre stata per me la donna che avrei potuto amare, l’unica che mi ha fatto capire che cosa sia la donna, e l’unica che fino a un certo limite ho amato. […] Nel mio ultimo biglietto ti ho scritto che tu eri l’unica, fra tutti i miei amici, con cui mi riusciva di confidarmi: e questo semplicemente perché sei l’unica che io ami veramente, fino al sacrificio. Per te, per esserti di conforto, farei qualsiasi cosa senza la minima ombra d’indecisione o di egoismo”. Storia, dunque,  di un amore impossibile e di un’amicizia straordinaria, che nel convegno di San Vito sarà rievocata da due illustri conferenzieri: Nico Naldini, testimone della presenza di Silvana in Friuli, e Marco Antonio Bazzocchi, acuto studioso pasoliniano dell’Università di Bologna e qui relatore sul tema del “carteggio epistolare” cui restò affidato quello straordinario sodalizio sentimentale, umano e culturale, durato per tutta una vita. Accanto a loro anche Luigino Piccolo,  per un intervento sugli “Elementi scenici nella creatività di Pasolini”, introduttivo all’inaugurazione della mostra di alcuni costumi realizzati per il film Edipo re e attualmente facenti parte della collezione della Sartoria Farani di Roma. Ulteriori iniziative collaterali arricchiscono il fitto programma della mattinata, che prevede anche un momento di lettura da I turcs tal Friύl e da Il sogno di una cosa, con gli attori Fabiano Fantini e Claudia Grimaz, e, nello spazio recuperato delle ex carceri ottocentesche austriache, l’esposizione dei pittori friulani Federico De Rocco e Italo Michieli, amici di Pasolini in Friuli.

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