“Pasolini e la televisione”. Un convegno di studi (13-14 / 20-21 novembre 2009)

Mike Bongiorno conduttore del Festival di Sanremo del 1963

«Le parole che vengono dalla televisione cadono sempre dall’alto, anche le più vere. E parlare dal video è sempre parlare ex cathedra, anche quando c’è un mascheramento di democraticità». Con queste parole Pier Paolo Pasolini rispondeva a Enzo Biagi, in un’intervista del 1971. La critica della modernità di Pier Paolo Pasolini, la sua visione di una società omologata dal consumismo, continua ad essere sempre più drammaticamente attuale: poche settimane dopo la prima di Videocracy, il mediometraggio di Erik Gandini che ha provato a trovare un collegamento fra l’evoluzione socio-culturale del Paese e quella dei palinsesti televisivi, le dichiarazioni profetiche di Pasolini riecheggiano con inquietante attualità, e una volta di più confermano la sua straordinaria lucidità di analisi e preconizzazione dei tempi a venire. Intuizioni che Pasolini aveva vivacemente cercato di proporre all’attenzione del dibattito quarant’anni fa: «La televisione – sosteneva – non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare.
È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere». È “un medium di massa” che si asserve alla massa dei telespettatori “per asservirli”, ossia per imporre loro “la leggerezza, la superficialità, l’ignoranza, la vanità”, quali modelli di “una condizione umana obbligatoria”. Soprattutto negli ultimi anni di vita, Pasolini sviscerò le forme di condizionamento esercitate dalla «stupidità delittuosa della televisione» nel linguaggio e nelle forme di comunicazione adottate dagli italiani, scoprendo le forme di un processo di profonda e irreversibile trasformazione della cultura e della società dove le diversità venivano cancellate e sostituite da «valori falsi e alienanti». Ai temi e alle idee espresse dallo scrittore “corsaro” negli anni ‘60 e ‘70, raffrontati ai processi culturali e sociali di cui la televisione è stata ed è il veicolo dominante, è dedicato appunto Pasolini e la televisione, un percorso di proiezioni, incontri e dibattiti che si articolerà fra la Cineteca di Bologna (venerdì 13 e sabato 14 novembre, Cinema Lumière – Sala Officina / Mastroianni) e il Centro Studi e Teatro Pier Paolo Pasolini di Casarsa (venerdì 20 e sabato 21 novembre), alternando interviste audiovisive e interventi di studiosi, sociologi, massmediologi, collaboratori di Pasolini e professionisti della televisione. Ideato già nel 2008 e oggi curato da Luciano De Giusti, Piera Rizzolatti, Angela Felice, Gian Luca Farinelli, Roberto Chiesi, Loris Lepri e Luigi Virgolin, “Pasolini e la televisione” offrirà un’occasione preziosa per ritrovare lo scrittore, sceneggiatore e regista nella disincantata “verità” delle sue utopie: Pasolini, infatti, non rifiutò mai aprioristicamente la televisione, anzi immaginò e realizzò alcuni film destinati proprio ai teleschermi e partecipò a vari programmi televisivi. Ma tra le sue utopie esisteva l’idea di una televisione diversa e “altra”: «Non sostengo affatto che tali mezzi siano in sé negativi. – affermava Pasolini – Sono anzi d’accordo che potrebbero costituire un grande strumento di progresso culturale; ma finora sono stati, così come li hanno usati, un mezzo di spaventoso regresso, di sviluppo appunto senza progresso, di genocidio culturale per due terzi almeno degli italiani». Nel corso degli incontri in programma a Bologna (prima fase, 13 e 14 novembre), accanto ai contributi che arriveranno da proiezioni importanti come Pasolini l’enragé di Jean-André Fieschi (il primo ‘ritratto filmato’ di Pasolini, realizzato dalla televisione francese nel luglio 1966) e Io e… Pasolini e la forma della città (1974) di Paolo Brunatto (una denuncia civile del degrado paesaggistico e culturale della penisola e dell’omologazione attuata dalla società dei consumi), si discuterà di “Televisione e omologazione”, con interventi di Marco Antonio Bazzocchi, Nicola De Cilia, Enrico Menduni, Nico Naldini, Giorgio Simonelli, moderati da Giacomo Manzoli; si ritroverà La rabbia di Pasolini nel lavoro di Giuseppe Bertolucci, e si ricostruirà “Il delitto Pasolini secondo la televisione in una tavola rotonda con interventi di Guido Calvi, Franco Grattarola, Carlo Lucarelli e Andrea Speranzoni, coordinati da Loris Lepri, con la proiezione di “Telegiornali e programmi tv sull’assassinio“ fra il 1975 e il 2005. Verrà inoltre proposto un documento inedito costituito dalla conferenza di Pier Paolo Pasolini su Le mura di Sana’a alla sede della Stampa estera, a Roma il 15 marzo 1974, da cui emerge il profondo, doloroso coinvolgimento di Pasolini nel dramma della cancellazione delle culture antiche e particolari, provocato dallo “sviluppo senza progresso” della globalizzazione.

Presentazione del Convegno 2009- Provincia di Pordenone

A Bologna, le due giornate dedicate al rapporto tra Pasolini e la televisione saranno inserite all’interno di un programma che coprirà l’intero mese di novembre, a partire dal giorno 2 (data dell’anniversario della tragica morte del poeta-regista), e avrà per titolo ‘Lo sguardo di Pasolini – Italia, Poesia, Arte, televisione’. Le due giornate della fase di Casarsa (20 e 21 novembre) troveranno riferimento nel Centro Studi che è nato intorno a Pier Paolo Pasolini e che ha sede proprio nella storica abitazione della famiglia materna di Pasolini. Si analizzerà a Casarsa “Lo guardo critico di Pasolini sulla televisione”, grazie alla tavola rotonda con interventi di Damiano Cantone, Gianpaolo Gri, Luciano De Giusti, Gianni Barcelloni Corte e Bruno Voglino, coordinati da Italo Moscati: un dibattito aperto, a incrocio, per riflettere intorno alla decisa presa di posizione pasoliniana contro la televisione e in “sfida ai (suoi) dirigenti” (“Corriere della sera”, 9 dicembre 1973). Il nuovo medium era accusato di essere lo strumento che ha reso possibile al Potere la distruzione di ogni forma di cultura autentica e alternativa, omologando tutti a un unico modo di sentire e di pensare. Con l’effetto dell’abolizione della distanza, concreta e simbolica, tra centro e periferie e dell’imposizione del solo modello del consumo e delle logiche aziendali. Si ritroverà anche una “Alternativa pasoliniana fra cinema e tv”, nel documento Un’ora con Ezra Pound (Italia/1968) di Vanni Ronsisvalle, e sarà presentata dal vivo una lettura scenica della partitura pasoliniana “Il padrone della Tv”, da L’Histoire du soldat, per le voci recitanti di Giuliano Bonanni, Stefano Rizzardi e Claudio de Maglio. Scorreranno dunque le parole del brano che rientrava nel progetto (non ultimato) di sceneggiatura per un film, scritto da Pasolini con Sergio Citti e Giulio Paradisi nel 1973, sulla traccia del racconto di Charles-Ferdinand Ramuz L’histoire du soldat ( 1918), poi musicato nel 1919 da Igor Stravinski. Nella favolosa vicenda di un soldato disertore che incontra il diavolo, Pasolini inserì tutti i temi della “mutazione antropologica” subìta dall’Italia alla fine degli anni Sessanta: l’omologazione di massa, il consumismo su larga scala, la perdita dell’innocenza, la fine delle culture popolari, l’egemonia del patto industriale. Al centro, però, è soprattutto lo scontro frontale con la “televisione” (letteralmente equiparata al demonio) e con la sua “ideologia edonistica”, fondata sulla manipolazione e sul livellamento delle coscienze. Sempre a Casarsa, di particolare interesse la tavola rotonda su “Televisione e mutazioni della lingua italiana”, con interventi di Giuseppe Antonelli, Michele Cortelazzo, Ilaria Bonomi, su delega dell’Accademia della Crusca, e Alberto Sobrero, coordinati da Vincenzo Orioles, e con una comunicazione scritta di Tullio De Mauro. Il dibattito prenderà le mosse dal saggio Nuove questioni linguistiche del 1964, in cui Pasolini affrontava una vasta ricognizione delle trasformazioni dell’italiano moderno, specie a seguito dell’avvento del modello televisivo e del primato delle scienze e della tecnologia sulle vecchie discipline umanistiche. Individuando così le radici dell’omologazione anche della lingua, scritta e parlata, verso un’inedita koiné tecnico-scientifica semplificante, unitaria e funzionale a obiettivi strumentali della comunicazione contro quelli più largamente espressivi. Un tema, di forte rimando anche all’attuale dibattito sul tema, su cui riflette un gruppo di autorevoli studiosi della lingua e delle sue attuali emergenze.

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