Guido Alberto Pasolini

Nel 1945 Guido Alberto Pasolini, diciannovenne, libero da impegni scolastici e temendo la chiamata da parte dell’esercito fascista, decide così di prendere la via della montagna e di unirsi ai partigiani. Susanna accoglie la notizia con forza e speranza, sapendo che la scelta di Guido è dettata da una grande determinazione e che la sua volontà non si sarebbe piegata di fronte a nessun impedimento. Guido parte da Casarsa, in treno, un mattino presto, e Pier Paolo lo accompagna alla stazione. I due fratelli acquistano un biglietto per Bologna per non destare il minimo sospetto negli agenti della polizia ferroviaria, Guido si dirige invece verso Spilimbergo, per poi giungere a Pielungo dove si unisce alla divisione Osoppo.

Era un mattino in cui sognava ignara
nei ròsi orizzonti una luce di mare:
ogni filo d’erba come cresciuto a stento
era un filo di quello splendore opaco e immenso.
Venivamo in silenzio per il nascosto argine
lungo la ferrovia, leggeri e ancora caldi
del nostro ultimo sonno in comune nel nudo
granaio tra i campi ch’era il nostro rifugio.
In fondo Casarsa biancheggiava esanime
nel terrore dell’ultimo proclama di Graziani;
e, colpita dal sole contro l’ombra dei monti,
la stazione era vuota: oltre i radi tronchi
dei gelsi e gli sterpi, solo sopra l’erba
del binario, attendeva il treno di Spilimbergo…
L’ho visto allontanarsi con la sua valigetta,
dove dentro un libro di Montale era stretta
tra pochi panni, la sua rivoltella,
nel bianco colore dell’aria e della terra.
Le spalle un po’ strette dentro la giacchetta
ch’era stata mia, la nuca giovinetta.

P.P. Pasolini, A un ragazzo (1956-1957), in La religione del mio tempo (1961), ora in Tutte le poesie, Milano, 2003, vol. I, p. 954

La complessa situazione politica porta allo scontro tra la brigata Osoppo-Friuli, azionista, e la brigata Garibaldi, comunista, per questioni di alleanze non condivise dai rispettivi comandanti; è in un clima di forte tensione che matura l’orribile episodio che va sotto il nome di strage di Porzûs, in cui quasi tutti gli osovani, che si battevano per un’Italia libera, vengono imprigionati e poi uccisi: tra loro c’è anche Guido. La morte del fratello getterà un’ombra sulla vita di Pier Paolo e sugli anni del dopoguerra in Friuli, accendendo in lui una più sentita motivazione politica.

Quanto sia il dolore di mia madre, mio, e di tutti questi fratelli e madri e parenti non mi sento ora di esprimere. Certo è una realtà troppo grande, questa di saperli morti, per essere contenuta nei nostri cuori di uomini. […] Io per mio fratello posso dire che è stata la sorte del suo corpo entusiasta che l’ha ucciso e che egli non poteva sopravvivere al suo entusiasmo. Ora, gli ideali per cui è morto, il suo dolcissimo tricolore, se lo hanno rapito in un silenzio che non è ormai più nostro. E con lui tutti i suoi eroici compagni. E solo noi, loro parenti, possiamo piangerli pur non negando che ne siamo orgogliosi, pur restando convinti che senza il loro martirio non si sarebbe trovata la forza sufficiente a reagire contro la bassezza, e la crudeltà e l’egoismo, in nome di quegli ideali per cui essi sono morti. […] Ma noi alla società non chiediamo lacrime, chiediamo giustizia.

P.P. Pasolini, stralcio dall'elogio funebre ai funerali del fratello Guido (21 giugno 1945), ora in E. Siciliano, Vita di Pasolini, Milano, 2005, pp. 105-106

Pier Paolo scrive queste righe di suffragio quando, il 21 giugno 1945, la salma di Guido giunge a Casarsa, dove viene tumulata nel cimitero comunale. Susanna è distrutta dal dolore e quest’esperienza di profonda sofferenza la avvicina maggiormente a Pier Paolo. Nel frattempo giunge a Casarsa anche Carlo Alberto, dopo la prigionia in Kenia: la sua presenza incrementa ulteriormente la tensione familiare.

Egli finì così a Casarsa, in una specie di nuova prigionia: e cominciò la sua agonia lunga una dozzina di anni.

Questo profilo autobiografico comparve in Ritratti su misura di scrittori italiani, a cura di E.F. Accrocca, Venezia, 1960

NOVEMBRE 1945. La Liberazione dell’aprile 1945 pone fine ai momenti più difficili e precari determinati dall’eco intermittente della guerra. Pasolini può ritornare a Bologna e presentare a Carlo Calcaterra il lavoro conclusivo del suo cammino universitario: completa così gli studi universitari discutendo, il 26 novembre del 1945, una tesi di laurea dal titolo Antologia della lirica pascoliana (introduzione e commenti). Si stabilisce poi a Casarsa e trova lavoro, come professore di Lettere, in una scuola media del vicino borgo di Valvasone. In Friuli cerca di intessere la trama del suo futuro intellettuale: riflessioni, poesia, letture, alla ricerca di una strada certa da percorrere.

Funerale di Guido Alberto Pasolini