San Giovanni di Casarsa, la loggia comunale XV sec.

La pieve, generalmente fortificata o circondata da mura e posta in prossimità di un corso d’acqua, che costituisce un ulteriore elemento di difesa, è l’aggregato urbano attorno cui si sviluppa San Giovanni. Il territorio giurisdizionale di San Giovanni era molto più esteso e comprendeva anche le attuali parrocchie di San Vito, Prodolone, Casarsa e San Lorenzo. Come riporta mons. Giovanni Maria Stefanini

Casarsa, con Versutta, S.Floreano, castello di S.Vito, Prodolone, Villa Sile e S.Lorenzo di Valvasone dovettero precedere, in ordine di tempo, il sorgere della Pieve di S.Giovanni, la quale pure vanta un’origine longobarda e perciò anteriore al mille. Questa infatti, com’era proprio delle Pievi, doveva essere eretta allo scopo di provvedere l’assistenza religiosa del gruppo di paesetti già esistenti nel territorio al cui centro si trovava il nostro. Ciò appare tanto più evidente se si riflette che la nuova Pieve si chiamò di S.Giovanni presso Casarsa, appoggiandosi, per distinguersi da altre omonime, ad un nome necessariamente già abbastanza noto, per precisare il luogo dove veniva a trovarsi.

mons. Giovanni Maria Stefanini

Molto probabilmente San Giovanni si sviluppa attorno ad una cortina difensiva. Si trattava quasi sempre di un terrapieno rinforzato da palizzate e circondato da un fossato. L’accesso era generalmente uno solo e al centro sorgeva la chiesa. Questo disegno si presta ad ipotizzare la struttura del centro storico di San Giovanni, ove la perdita di ruolo avvenuta nel corso dei secoli a causa del fiorire di comunità e castelli vicini, determinarono la scomparsa della cortina per esaurimento delle sue funzioni. La prima traccia documentaria di San Giovanni risale al 1186: «Curtem de S.Joanne cum omnibus ad se pertinentibus scilicet villa de Versia usque ad Caxarsam et decimis de S.Vito cum uno manso». Così era ricordato nella bolla di papa Urbano III che elencava i possedimenti civili di Concordia. Inoltre in epoca feudale San Giovanni era sede di Istituti civili molto importanti come il Placito generale, dal 1192, ove dirimere le diverse controversie e liti, sostituito poi con il Gastaldione. Non è dato sapere dove fosse la residenza del Gastaldo, ma non è da escludere che si trovasse vicino la chiesa, proprio nella zona dell’ex complesso Zuccheri. Questa struttura, di impianto medievale, nel 1810 risulta posseduto dalla prestigiosa famiglia Foscarini di origine veneziana. Nella prima metà dell’800 subentrarono gli Zuccheri, che mantennero la proprietà fino alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, legando indelebilmente nella memoria paesana il loro nome al complesso rurale, ora vero cuore della vita cittadina. Nei secoli successivi lo sviluppo di centri fortificati, come il castello di Cordovado dove i monaci sestensi trovavano più facile ed immediato ricovero, fecero diminuire le quotazioni di San Giovanni, che non aveva più riconosciute le originarie attribuzioni, demandante invece al Capitano di Cordovado. Nel 1349, su richiesta del vescovo di Concordia, Pietro, la pieve di San Giovanni fu annessa alla mensa vescovile dal Patriarca Bertrando. Dal 17 aprile 1349 il Vescovo, divenuto così pievano abituale di San Giovanni, delegò ad un suo vicario l’effettivo esercizio del sacro ministero. Questo privilegio venne meno solamente nel 1975, quando il Vescovo (al seguito delle norme impartite dal Concilio Ecumenico Vaticano II) rinunciò definitivamente ad ogni diritto.Il 31 ottobre 1377 si registra una grave incursione dei Turchi che, vinto l’esercito veneziano, devastano il Friuli. Bruciano e depredano le ville di San Giovanni, Sile, San Floriano e fanno molti prigionieri. Nel 1492 «gli uomini di S.Giovanni si obbligano di dare in quattro anni sessanta mila mattoni e la calce relativa per le fabbriche del castello di S.Vito, col diritto di chiudersi in esso in caso di guerra», segno inequivocabile che la comunità di San Giovanni non aveva più adeguate strutture difensive.