Itinerario Pasoliniano

Casarsa, piccolo comune delle terre di mezzo tra Udine e Pordenone, dalle tradizionali caratteristiche del borgo friulano, con i cortili chiusi e le lunghe facciate di pietra, è il luogo in cui trova una voce e uno spazio fisico, reale e mitico, la prima vocazione letteraria di Pier Paolo Pasolini, qui nascono la sua singolare intelligenza poetica e la raccolta inaugurale di Poesie a Casarsa (1942). Tutto intorno si apre una pianura disegnata da appezzamenti di foraggio e vigneti curatissimi, percorsa da rogge, ombrosa di boschetti e pioppeti.  Casarsa rimane legata alle proprie radici popolari e mantiene viva una parlata dove risuona l’arcaicità del mondo contadino.

E poi ci sono i fiumi, primo fra tutti quel Tagliamento dai greti vasti e luminosi, che fa di Casarsa la patria del friulano di cà da l’aga, materia linguistica pronta ad offrire originale espressione all’ispirazione poetica. Nelle lettere, scritte da Pasolini negli anni Quaranta agli amici universitari, Casarsa è il rifugio, un asilo sicuro, è il luogo delle vacanze estive, dove trovare uno spazio tutto per sé: la stanza degli studi, delle letture e della corrispondenza epistolare con gli amici lasciati a Bologna.
Casarsa rappresenta anche una personale esplorazione del mondo, che diventerà una topografia dell’anima, a cui si aggiungono i riti della vita locale, le sagre di paese, le domeniche in cui andare a ballare: ne troviamo testimonianza negli scritti di quegli anni, soprattutto nelle pagine diaristiche di Atti impuri, dove la dimensione narrativa favorisce la chiara descrizione delle atmosfere della dolce campagna friulana, dei tramonti, delle giornate piovose, dei bagni nel Tagliamento.

Ho una vecchia passione per la geografia. Da ragazzo mi inebriavo sull’Atlante a misurare con uno sguardo le dimensioni del Mediterraneo o, quanto meno, la campitura verde della pianura padana. […] Devo confessare che certe combinazioni tra l’azzurro perfido del Pacifico e il rosa da calcomania dell’Australia […] erano quelle che suscitavano con più veemenza la mia Sehnsucht geografica. Ciò non toglie però che assai spesso […] mi decidessi a sfogliare l’Atlante fino alla figura dell’Italia e lì cercassi con avidità insana i cerchiolini delle città a me più care. Mi sentivo allora crudelmente offeso che Bologna non fosse segnata col bel quadrato irregolare di Roma, Milano o Genova […], del resto ero molto compensato dal fatto che Casarsa fosse segnata, anche se con un anello minuto, nel centro del Friuli e che da essa dipartissero, fili di una grossa ragnatela, i simboli delle linee ferroviarie. Tutto questo costituisce uno dei luoghi della mia infanzia senza ignoto, senza tempo perduto: sono nitidissimi nel panorama del mio passato, la loro gioia non resta affatto incomunicabile, anzi mi si rinnova nella memoria con tutta la sua purezza.

Pier Paolo Pasolini - 1947

I luoghi di quell’«anello minuto» dell’immaginario geografico del giovane Pier Paolo Pasolini diventano ora le cinque tracce di questo itinerario che è la topografia sentimentale del paesaggio e della letteratura del giovane poeta casarsese. Le rogge, le file di gelsi, la ferrovia, le piccole chiesette nascoste nella campagna e tutti gli elementi della poetica e della memoria pasoliniana sopravvivono a fatica al divenire del tempo e alle trasformazioni inevitabili del progresso. La letteratura è il mezzo che conduce dentro questo paesaggio, che guida l’immaginazione oltre le stradine di campagna che segnano il percorso e che un tempo profumavano di erba e primule. La memoria di quel paesaggio, che Pier Paolo Pasolini rimpianse già sul finire degli anni Sessanta, può rivivere ora grazie alla letteratura che, disegnando nei dettagli ciò che all’occhio sembra nascosto, abbraccia il paesaggio in una simbiosi e completezza che diventano il punto di partenza per la ricerca di un’identità paesaggistica che va perdendosi e dissolvendosi con il progredire del tempo.
L’itinerario nei luoghi della vita e dell’opera del giovane Pasolini si sviluppa lungo cinque tracce che illustrano i momenti più significativi della presenza e della crescita letteraria e intellettuale del poeta a Casarsa e in Friuli: da Casarsa a Versuta e San Giovanni fino alla Chiesa di Santa Croce e al Cimitero dove Pier Paolo Pasolini è sepolto. Il territorio casarsese e la campagna friulana offrono al visitatore una particolare occasione di riflessione e la straordinaria possibilità di coniugare il paesaggio alla letteratura. Così queste tracce diventano il mezzo per andare alla ricerca della gente che è testimone di un’epoca alle soglie dell’oblio, di scorci caratteristici, di sapori tipici accompagnati dalla poesia. Sarà come passeggiare tra le pagine di un libro, in uno spazio dove sono ancora custodite le esperienze visive ed affettive del poeta. La cronologia del periodo friulano fornisce una sintesi schematica ma dettagliata dei principali avvenimenti della vita del poeta in Friuli negli anni che vanno dal 1943 al 1949. Le mappe offrono la possibilità al visitatore virtuale di organizzare il suo viaggio reale a Casarsa della Delizia, nel cuore del Friuli pasoliniano, alla ricerca di quella topografia sentimentale che affascinò Pier Paolo Pasolini agli esordi della sua poesia.


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