Ogni grande scrittore ha avuto un luogo appartato, una stanza in cui raccogliere pensieri e lasciarli diventare scrittura, un angolo dove il tempo si dilata, la realtà si sospende, l’immaginazione prende forma. Sono ambienti che, a distanza di anni, emanano presenze con la discrezione degli oggetti rimasti al loro posto, con il riverbero di una finestra che si apre sempre nello stesso modo, con l’odore del legno e della carta che ha assorbito esistenze e, dunque, visitare la casa di un poeta o di un artista significa avvicinarsi alla sua dimensione più intima, abitare l’origine della parola, riconoscere l’intreccio tra opera e vissuto.
Nel variegato panorama delle case museo, quelle dei letterati, talvolta modellate da loro stessi, più spesso ricostruite come omaggio postumo, sono oggi tra le realtà culturali più vive, nonostante questo tipo di ‘pellegrinaggio culturale’ abbia origine già tra Settecento e Ottocento, quando la memoria degli uomini illustri si traduce nella valorizzazione dei luoghi in cui hanno vissuto: in Italia, l’Unità nazionale imprime al fenomeno un’accelerazione e, ad esempio, le case di Dante, Carducci, D’Annunzio diventano monumenti pubblici, mentre si riscoprono quelle più antiche ricostruite con rigore e passione.
Molte di queste abitazioni sorgono in contesti decentrati e assumono il ruolo di veri e propri simboli identitari ed è in questo contesto che si inserisce Casa Colussi a Casarsa della Delizia, luogo elettivo dell’infanzia per Pier Paolo Pasolini.
Uno spazio che per molti anni ha custodito e che oggi, svincolando la sua architettura dalla fissità di una cornice inerte entro cui inquadrare i frammenti dell’esistenza pasoliniana, è mutato attraverso un rinnovato allestimento: superando, infatti, la funzione di semplice palinsesto o medium e rompendo le gerarchie tra contenitore e contenuto, eleva le sue pareti a co-protagoniste e ad autrici di un racconto che rigenera lo spazio.
Con le sue stanze che si aprono l’una dentro l’altra, Casa Colussi si svela come una scatola delle meraviglie, facendo emergere la formazione giovanile di Pier Paolo, immersa nel calore del suo nucleo familiare allargato. Nei gesti semplici e quotidiani, nelle speranze e nelle ambizioni, si intreccia una preziosa rete di affetti ed esperienze che racconta l’intricata trama della sua vita.
L’esito di questo intervento di riorganizzazione che, armonizza il rispetto per le peculiarità architettoniche e storiche dell’edificio, con l’esigenza di offrire ai fruitori un’esperienza più immersiva e con l’obiettivo di potenziare la funzione evocativa della dimora, si fa esperienza, si riverbera simmetricamente nelle pagine di abitare poeticamente.
La guida desidera accompagnare lo sguardo di nuovi e giovani visitatori, di chi non cerca la ricostruzione di un mito, ma la voce autentica del poeta friulano e si propongono quale strumento per una suggestiva lettura stratificata della casa, in un’esperienza sensoriale e intellettuale, capace di attivare un dialogo tra passato e presente, mediando tra conservazione e innovazione, rigore scientifico e coinvolgimento emotivo.
E a voi visitatori, che attraversate oggi, fisicamente o metaforicamente, la porta di Casa Colussi, che vi perdete e ritrovate tra stanze cariche di memoria, che percorrete i sentieri che si dipanano come fili sottili fuori dal centro del paese, ascoltate con attenzione la voce di Pier Paolo, fragile e insieme potente, che fin dall’origine parla di un sentimento capace di trascendere ogni confine, persino quello della vita: qui l’amore per l’altro si fa presenza viva, si fa eco di un poeta che non muore, capace di vibrare ancora nel cuore di chi resta e di chi passa.


