Sullo scaffale. “La macchinazione” di David Grieco

Ancora una pubblicazione che, tra autobiografia e ricostruzione documentaria, cerca di gettare fasci di luce sul delitto Pasolini a 40 anni di distanza. Ne è autore David Grieco, amico e collaboratore di Pasolini, oltre che uomo di cinema e regista di cui a breve è prevista l’uscita di un film omonimo a specchio del libro.

A margine della macchinazione per la morte di PPP
di Beatrice Fiorentino

http://ilpiccolo.gelocal.it – 30 settembre 2015

Esce domani La macchinazione. Pasolini. la verità oltre la morte, edito da Rizzoli (pagine 220), un libro dal titolo programmatico il cui intento è di fare luce sugli eventi occorsi quella tragica notte all’Idroscalo di Ostia e sulle grottesche vicende che hanno impedito negli anni a seguire di giungere alla soluzione del delitto. L’autore è David Grieco, che di Pasolini è stato amico e collaboratore, e di cui si attende a breve anche l’uscita del film omonimo in cui, nei panni di regista, riscostruisce gli ultimi tre mesi di vita dell’intellettuale friulano interpretato da Massimo Ranieri. «Il libro – raccontava l’autore a “Il Piccolo” quest’estate – inizia dove finisce il film, e in qualche modo lo completa».
Appassionante come un diario, coinvolgente come un legal thriller, La macchinazione  si muove su più piani: quello autobiografico, imprescindibile premessa da cui emergono sia la profondità del suo legame con Pasolini, al cui incontro sembra in qualche modo destinato, che la volontà risarcitoria che lo spinge a mettere insieme i tasselli che compongono l’intricato puzzle del delitto di Ostia; e quello legale, in cui si raccolgono le testimonianze, le prove e i documenti di un caso giudiziario dai risvolti inquietanti, ripercorso dall’avvocato Stefano Maccioni, che dal 2009 lotta per risolvere quello che nella postfazione definisce «un delitto politico complesso, le cui indagini, in questi quarant’anni, si sono limitate esclusivamente alla manovalanza».

"La macchinazione" di David Grieco. Copertina
“La macchinazione” di David Grieco. Copertina

La macchinazione  si apre proprio il 2 novembre 1975, alle 7 del mattino, quando il giovane David Grieco, ventiquattrenne giornalista de “l’Unità”, viene svegliato dalla compagna in lacrime Bruna Durante, sconvolta dalla notizia dell’omicidio appena sentita alla radio. Il padre di Bruna è Faustino Durante, medico legale tra i primi ad arrivare quella mattina all’idroscalo, raggiunto a stretto giro da David. «Una mattanza», dirà, analizzando la scena e il corpo fracassato di Pasolini.
Comincia il giallo. Grieco snocciola uno dopo l’altro diversi elementi che messi in contatto avrebbero dovuto portare a conclusioni certe. A partire dalla precipitosa confessione di Pelosi con le sue mille contraddizioni, i fatti che non stanno in piedi, le prove contaminate o addirittura scomparse, testimonianze cruciali eppure mai raccolte ufficialmente.
Lo scenario di quegli anni è in rapida mutazione sia dal punto di vista politico che sociale. Sono gli anni della P2, di Gladio e della Banda della Magliana, e questa è un’Italia che Pasolini conosceva bene perché faceva da sfondo alla sua vita e al suo lavoro: la gente di borgata, i ragazzi di vita che non sono più solo i figli poveri degli immigrati del Sud ma, sotto lo strisciante effetto della droga, mostrano via via un lato sempre più oscuro e minaccioso, persone «disposte a tutto» – finirà per dire – che «fanno paura»; e la politica, quella che le sue inchieste per “Il Corriere della Sera” lo stavano portando a conoscere oltre la superficie facendone scorgere anche gli interstizi più bui, sfondo anche del suo ultimo romanzo incompiuto, Petrolio, «il resoconto di un’indagine complessa e febbrile sul potere e il male».
E ancora le inchieste di Oriana Fallaci, le indagini di Sergio Citti tra i numerosi testimoni che quella notte, a Ostia, hanno sentito e visto, le ipotesi del pittore friulano Giuseppe Zigaina il quale sostiene che Pasolini abbia progettato la sua vita e la sua morte in chiave cristologica. Infine quel misterioso furto di bobine di Salò o le 120 giornate di Sodoma (notizia di ieri il restauro a cura di Cineteca di Bologna e Cineteca Nazionale che lo riporteranno presto in sala), nella cui rocambolesca richiesta di riscatto potrebbe celarsi la soluzione a ogni mistero.
“Io so”, scriveva Pasolini nel suo celebre editoriale del “Corriere” del 14 novembre 1974. «Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore che cerca (…) di immaginare tutto ciò che non si sa o si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico (…)».
A quarant’anni di distanza anche Grieco “sa” e prova a mettere insieme i pezzi. La macchinazione segna un passo in avanti in direzione della verità.