PPP e le auto. Una passione a quattro ruote, di Rocco Carfagna (2009)

"Comizi d'amore". Una scena

Pasolini e la passione per le auto. E’ l’argomento dell’originale scritto di Rocco Carfagna che, già edito sul numero di marzo 2009 sul mensile di Torino “La Manovella” dell’ ASI (Automotoclub Storico Italiano), uscì su “Pagine corsare” per gentile concessione dell’autore. Nel testo compaiono anche citazioni pasoliniane relative al tema, al crocevia tra biografia e scrittura.

Pasolini e le sue Alfa Romeo
di Rocco Carfagna 

“La Manovella” – marzo 2009 (pp. 50-55)

L’automobile ha ispirato fin dal suo nascere le correnti letterarie d’avanguardia. Riaffiorano alla memoria le frequentazioni non isolate di Gabriele D’Annunzio con il mondo dell’auto: nota è infatti la passione del poeta vate per le Alfa Romeo e forte l’ammirazione per i piloti che si cimentano in quelle eroiche imprese che appaiono essere le corse automobilistiche.
Le celebrazioni ad opera di D’Annunzio delle gesta del “mantovano volante” trovano sul piano letterario una giustificazione più ampia se inquadrate nell’ambito delle performance letterarie degli esponenti del futurismo italiano: la dichiarata volontà di rompere gli stilemi letterari del passato e di scoprire le meraviglie che riserva la “civiltà delle macchine” sono i tratti distintivi della poesia futurista che irrompe con veemenza nell’Italia che si apre all’industrializzazione.

Gabriele D'Annunzio con la sua Isotta-Fraschini

Gabriele D’Annunzio con la sua Isotta-Fraschini

Molto diversi sono, al contrario, gli scenari che hanno di fronte a sé i poeti del secondo dopoguerra.
Negli anni della ricostruzione, la indiscriminata crescita industriale e il profondo cambiamento sociale che ne deriva determinano il rapido passaggio da un’organizzazione culturale arcaica alla moderna organizzazione della cultura di massa. È Pier Paolo Pasolini il primo tra gli intellettuali italiani che intuisce con singolare lungimiranza la “mutazione antropologica” subita dagli italiani, e che assume una posizione nettamente critica nei confronti degli effetti causati dalla boom economico degli anni ’60:«io non sono contro il progresso –scrisse-, ma contro lo sviluppo che soffoca il progresso».
In questa prospettiva l’auto diventa il simbolo della nuova era governata dalla legge del profitto e dei consumi. Ma Pasolini, uomo di forti contraddizioni, la cui vita e la cui opera sono caratterizzate dalla presenza continua ed invasiva dell’ossimoro, e cioè della contrapposizione apparente, se da un punto di vista meramente ideologico detesta l’auto in quanto simbolo per eccellenza del potere consumistico, ne è anche profondamente e narcisisticamente attratto:

Come in un film di Godard: solo
in una macchina che corre per le autostrade
del Neo-capitalismo latino – di ritorno dall’aeroporto –
[là è rimasto Moravia, puro fra le sue valige]
solo, «pilotando la sua Alfa Romeo»
in un sole irriferibile in rime
non elegiache, perché celestiale
– il più bel sole dell’anno –
[…]
– le guance cave sotto gli occhi abbattuti,
i capelli orrendamente diradati sul cranio
le braccia dimagrite come quelle di un bambino
– un gatto che non crepa, Belmondo
che «al volante della sua Alfa Romeo»
nella logica del montaggio narcisistico
si stacca dal tempo, e v’inserisce
Se stesso:
in immagini che nulla hanno a che fare
con la noia delle ore in fila…
col lento risplendere a morte del pomeriggio…(1)

L'auto di Pasolini

L’Alfa Romeo di Pasolini

Ma le automobili, e le Alfa Romeo in particolare, rivestono per Pasolini un ruolo fatalmente importante anche nella vita privata. Il giovane poeta e romanziere bolognese, trasferitosi a Roma all’inizio del 1950, inizia la dura scalata al successo letterario tra mille difficoltà, non ultime quelle finanziarie. I primi anni trascorsi nella Capitale sono anni difficili, culminanti, però, con il successo e la notorietà: la raccolta poetica Le ceneri di Gramsci, il romanzo Ragazzi di vita mostreranno Pasolini al grande pubblico, ma ancor più contribuiranno alla notorietà i successi nel cinema.  E con i successi letterari e cinematografici arriva anche la “tranquillità” economica. Il poeta potrà allora permettersi il punto di arrivo di ogni stimato ed affermato professionista: l’Alfa Romeo Giulietta.
Ma sarà proprio questa tanto desiderata Giulietta, di colore bianco, acquistata nel giugno del 1960, ad essere al centro di un’assurda vicenda accaduta allo scrittore.

Percorro corso Vittorio, diretto verso casa (sono poco meno dell’una di notte), quando sento un fischio e una voce:  «a Pa’!» Guardo indietro e vedo il Tedesco, un giovane di Trastevere, vecchio amico mio, che incontro quasi tutte le sere, rincasando, da quelle parti; è con un suo compagno, il Picchio, che conosco solo di vista. I due vengono quasi di corsa verso la mia macchina con la faccia stupita, sorridente e cordiale delle grandi occasioni: la grande occasione è la mia Giulietta TI, nuova, che ho da pochi giorni e che il Tedesco vede per la prima volta: e quindi accorre per congratularsi. Subito, naturalmente, mi chiede anche di provarla. «Non più di cinque minuti, eh! Ché ho sonno,» gli faccio. […]. Là in fondo all’angolo, verso via dei Coronari, cosa succede? Una ventina di persone che urlano, gemono, invocano: si sarà fatto male qualcuno? Una lite in famiglia? […] È una colluttazione tra due giovani, in mezzo a questo coro scomposto di vecchi: un maschio e una femmina …Essi si stanno colpendo furiosamente, afferrandosi per la gola e urlando. È un attimo: il Tedesco accanto a me grida: «Quello è il Barone, lo conosco». «Scendi e portalo via!» gli dico subito. […]. Il Tedesco altrettanto rapido scende, afferra per le braccia il giovane, e lo spinge con forza dentro la macchina. La giovane continua a urlare, la sua voce si confonde tra gli urli degli altri: metto in moto e parto. (2)

Per questo episodio Pasolini è accusato di favoreggiamento e processato insieme ad altre tredici persone accusate di rissa e furto. La stampa italiana infierisce non poco sul “personaggio” Pasolini, ritenuto persona di dubbia moralità. Il 16 novembre 1963 Pasolini viene assolto per insufficienza di prove, e il 5 luglio del 1963, in appello, è assolto con formula piena.
Sarà sempre, però, quella Giulietta al centro di un altro assurdo episodio giudiziario occorso a Pasolini, accusato addirittura di rapina a mano armata. Bernardino De Santis, un benzinaio di San Felice Circeo asserisce che il 18 novembre del 1961 il poeta, entrato nel bar annesso al distributore, dopo aver sorseggiato una bibita e avergli rivolto alcune domande, minaccia di ucciderlo puntandogli contro una rivoltella caricata con un proiettile d’oro e poi tenta di rubare le 2000 lire presenti in cassa. L’autore dell’assurdo gesto, nascosto dietro un cappello nero, viene riconosciuto dalla targa della sua autovettura, una Giulietta bianca. Pasolini viene condannato a 15 giorni di reclusione e 10.000 lire di multa. Nel 1963, la Corte di Appello di Roma dichiara di non doversi procedere contro Pasolini per intervenuta amnistia. Nel 1965 viene assolto per insufficienza di prove.
Trascorrono gli anni e Pasolini arriva alla soglia dei cinquant’anni, ma il suo stile di vita è quello di un giovane della sua epoca: è attento alla linea, pratica sport, veste con jeans e giubbetti corti e naturalmente non disdegna le automobili sportive e veloci. Ma il suo stile di vita e la sua dichiarata omosessualità lo rendono inviso alla parte di opinione pubblica perbenista e conservatrice. Nel 1970 svolge, tra l’altro, il ruolo di opinionista per un noto quotidiano (in realtà, si trattava del settimanale “Tempo”, ndr.): risponde alle lettere dei lettori che pongono quesiti su questioni linguistiche, su argomenti di cinema, politica ecc. Ma anche in questo ruolo la sua vita privata viene passata al setaccio dall’opinione pubblica e Pasolini diventa un facile bersaglio da colpire.

Caro amico, […] Lei non mi concede il diritto di amare la classe operaia e di lottare (come può lottare uno scrittore) per essa. […] Tanto per dirne una, la famosa Ferrari in questione è una vecchia Ferrari del ’60, poco più di un ferro vecchio, che mi è stata regalata dal produttore di un film di Lizzani, in cui, per amicizia del regista, avevo fatto una particina. Non l’ho praticamente mai usata, e l’ho data indietro recentemente per una misera somma. Possiedo ora una Alfa Romeo 1750, se le interessa saperlo. Che è una cosa assolutamente normale, ed è idiota rimproverare. Come vede, umilmente mi giustifico: perché purtroppo accuse come la sua mi piovono da tutte le parti, come se fossi l’unico a possedere un appartamento appena discreto e una macchina. Cose che ho comprato coi soldi guadagnati col mio lavoro. Io non ho mai avuto un «colpo di fortuna» in tutta la vita.(3)

A parte quella Ferrari, saranno le Alfa Romeo la sua vera passione. Ne possiederà diverse, come l’ultima, quella sfortunata GTV 2000, colore argento metallizzato con l’insolita targa piena di sei e di nove: Roma K69996. È una vettura potente, il modello di punta della produzione Alfa Romeo dell’epoca. Quella vettura accompagnerà spesso l’autore nel fine settimana nella sua residenza presso la torre di Chia, sulla via che collega Orte con Viterbo.  Sarà proprio con quella Alfa GTV, che accompagnava spesso il poeta nei suoi fugaci incontri con amanti occasionali, che il poeta troverà la morte ad Ostia.

Willem Dafoe-Pasolini in "Pasolini" di Abel Ferrara

Willem Dafoe-Pasolini in “Pasolini” di Abel Ferrara

Nella notte tra il 1 e il  2 novembre del 1975, infatti, Pasolini appartatosi presso l’Idroscalo di Ostia con un giovane ragazzo di borgata, Pino Pelosi, al termine di una feroce colluttazione avvenuta in circostanze non del tutto chiarite, finirà per essere schiacciato dalla sua stessa autovettura pilotata dal giovane che fugge in preda al panico.
Un particolare inquietante e premonitore della prematura scomparsa lo si desume dal brano “Per una «Nota dell’editore»” appartenente allo scritto La Divina Mimesis, pubblicato postumo, in cui Pasolini si cala paradossalmente nelle vesti dell’editore che pubblica il suo volume:

Io mi limito a pubblicare tutto quello che l’autore ha lasciato. (4)

Un blocchetto di note è stato addirittura trovato nella borsa interna dello sportello della sua macchina; e infine, dettaglio macabro ma anche – lo si consenta – commovente, un biglietto a quadretti (strappato evidentemente da un block-notes e riempito da una decina di righe molto incerte) è stato trovato nella tasca della giacca del suo cadavere («egli è morto, ucciso a colpi di bastone, a Palermo, l’anno scorso»).

Note
(1) P.P . Pasolini, Una disperata vitalità, in Poesia in forma di rosa, in Tutte le poesie, a cura di W.Siti, I, “Meridiani” Mondadori, Milano 2003, pp. 1182-1183.
(2) Da un racconto di P. P. Pasolini apparso su “Paese Sera” del 4 luglio 1960.
(3) Da Pier Paolo Pasolini, Il caos, a cura di Gian Carlo Ferretti, Editori Riuniti, Roma 1979, pp. 258-259. La rubrica  Il caosfu tenuta sul periodico dal 6 agosto 1968 al 24  gennaio 1970.
4. La Divina Mimesis, in Romanzi e racconti 1962-1975, a cura di W. Siti e S. De Laude, II,  “Meridian” Mondadori, Milano 1998, p. 1119.

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