Omaggio a Pasolini: 1975-2005 trent’anni di profezie

Pasolini in "Edipo re" (1967)

Un fitto calendario di iniziative, tra novembre 2005 e gennaio 2006, per ricordare e ripensare l’impegno di Pier Paolo Pasolini a trent’anni dalla morte. Visioni, incontri, mostre, convegni, concerti, quali tasselli di un programma a trecentosessanta gradi, promosso da Regione Friuli Venezia Giulia, Provincia di Pordenone, Città di Casarsa della Delizia e Centro Studi Pier Paolo Pasolini, Cinemazero, con la collaborazione di Comune di San Vito al Tagliamento, Comune di Bologna, Comune di Roma, Fondo Archivio Pasolini/Bologna, Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, Società Filologica Friulana e Università di Udine. Tanti gli amici e gli studiosi coinvolti nel progetto: Luciano De Giusti, Guido Calvi, Deborah Beer, Gideon Bachmann, Massimo Fusillo, Nico Naldini, Giovanni Spagnoletti, Gian Mario Villalta, Loris Mazzetti, Enzo Biagi, Giovanna Marini, Erik Friedlander, Teho Teardo, Fabrizio Gifuni, Giuseppe Bertolucci, Andrea Salerno, Gianfranco Bettin, Alberto Garlini, Pier Carlo Begotti, Ovidio Colussi, Gianfranco Ellero, Giuseppe Mariuz, Giuseppe Ragogna, Mimmo Calopresti. Per tutti fanno da guida e da traccia le parole di Pasolini. Queste:

La passione che aveva preso la forma di un grande amore per la letteratura e per la vita gradualmente si è spogliata dell’amore per la letteratura ed è diventata ciò che realmente era: una passione per la vita, per la realtà attorno a me, realtà fisica, sessuale, oggettuale, esistenziale. Questo è il mio primo e solo grande amore, e il cinema mi ha in un certo senso spinto a tornare a quello e a esprimere solo quello. (Pier Paolo Pasolini)

Programma

Mostra – Evento

giovedì 8 dicembre 2005

Casarsa della Delizia, Centro Studi Pasolini
Salò, l’ultimo film di Pier Paolo Pasolini
Fotografie di Deborah Beer

In mostra più di cento foto inedite di scena e di set scattate da Deborah Beer durante la lavorazione di Salò o le 120 giornate di Sodoma, per scoprire il cammino creativo che ha portato Pier Paolo Pasolini alla realizzazione del suo ultimo film, uno dei più controversi e difficili della storia del cinema, che appare oggi come una caustica critica della società dei consumi quanto mai attuale. Un processo, con conseguente condanna non solo alla classe dirigente, ma anche al popolo italiano, colpevole nella sua incapacità di reagire. Ripercorrendo la struttura a gironi del film, concentrica e verticale, la mostra si articola seguendo la narrazione del film, consentendo allo spettatore di compiere un viaggio completo all’interno dell’universo di Salò, scoprendo anche il Pasolini inedito, armato di rigore professionale ma anche di grande capacità di improvvisazione, lucido e determinato ma anche dolce e appassionato. Ogni sezione è corredata da approfondimenti critici, derivati anche da interviste inedite fatte da Gideon Bachmann a Pasolini poco prima della sua morte. La mostra si correda di una stanza virtuale, in cui è possibile rivivere l’atmosfera del set, ascoltando le preziosissime registrazioni della voce di Pier Paolo Pasolini mentre dirige. L’ambientazione nelle stanze della casa Pasolini a Casarsa della Delizia contribuisce a creare un curioso corto-circuito: da una parte l’ultima fatica cinematografica, dall’altra i luoghi in cui, adolescente, egli si cimentava con le prime creazioni artistiche. Visto l’enorme interesse e il grande successo di pubblico la mostra viene prorogata fino all’otto gennaio 2006.

giovedì 24 novembre 2005, ore 21.00

Pordenone Aula Magna Centro Studi
Pasolini in TV (II parte)
via Pasolini
incontro con Andrea Salerno
un programma di Andrea Salerno
montaggio: Michele Ventrone
regia: Igor Skofic; Roma, RAI, 2005, dur. 45 min.
Si tratta di uno speciale de “La Superstoria” intitolato via Pasolini: viene proposta una storia del Pasolini televisivo con alcuni filmati e telegiornali restaurati per l’occasione. “E’ una puntata atipica del nostro programma. E’ il racconto di Pasolini fatto da Pasolini stesso, con la sua voce e il suo pensiero prima che la morte e il caso giudiziario che ne è seguito schiacciassero il ricordo sull’idroscalo e spostassero l’attenzione dal lavoro intellettuale di Pasolini alla storia di un barbaro delitto rimasto impunito. Delitto che noi non racconteremo proprio per questo motivo” (Andrea Salerno, autore del programma di RaiTre). Il programma, mandato in onda lo scorso 4 settembre, costituisce una perfetta lezione sulla vita, il pensiero, le motivazioni dell’opera del poeta di Casarsa raccolte in momenti ed occasioni diversi, ma con il pregio di sembrare un discorso continuo, lucido e coerente. Per chi vuole capire di più, per chi ha conosciuto ed amato la voce ed il gesto gentile ma deciso di Pasolini, per chi, forse perché giovane, non ha avuto occasione di vedere ed ascoltare Pasolini, questa è un’occasione da non perdere. Andrea Salerno, responsabile del progetto” Satira” di Raitre, è autore di alcuni tra i programmi di maggior successo delle ultime stagioni televisive: L’Ottavo nano, Il caso Scafroglia, Per un pugno di libri, Non c’è problema, Parla con me e La Superstoria.

Giovanna Marini

Domenica 27 novembre 2005, ore 21.00

San Vito al Tagliamento – Auditorium Comunale
Le ceneri di Gramsci

concerto di Giovanna Marini
Le ceneri di Gramsci è il testo scelto da Giovanna Marini per la musica per coro commissionata da Angelica, scritta in occasione del trentennale della morte di Pier Paolo Pasolini, per il 2 novembre 2005. Si tratta di un nuovo lavoro dove le composizioni di Giovanna Marini sono sostenute in filigrana da brani di tradizione popolare, non riconoscibili ma presenti per aggiungere quel valore della terra a cui Pasolini era molto legato, soprattutto nella sua poesia, ma anche perché da sempre parte della ricerca musicale di Giovanna Marini. Di tanto in tanto infatti ci sono squarci in cui esplode la musica di tradizione orale in tutta la sua alterità, prima di essere nuovamente sommersa dal testo, implacabilmente poetico, logico e filosofico del Pasolini delle Ceneri, che nella sua struttura è ferreo, rigoroso ed è più forte di ogni intrusione. […] L’opera nel suo complesso è un’alternanza di voci solistiche, duetti, coro e doppio coro, di cantanti/attori, suddivisa in sei parti corrispondenti a quelle del testo pasoliniano con intessuti brani di tradizione popolare e brani di collegamento costruiti su temi liturgici (De profundis, Stabat mater). E’ un “coro di canzoni” dove la vitalità del coro, del testo e della musica riflettono sulla vita e sulla morte, senza mai perdere la speranza che ci accompagna. L’incontro tra Giovanna Marini e Giuseppe Bertolucci trasforma questo “oratorio a più voci” in un evento dal sapore unico. Le ceneri di Gramsci, uscito in volume nel 1957, raccoglieva 11 poemetti, tutti già pubblicati e qui assemblati attorno al poemetto eponimo del 1954, scelto dalla Marini per il suo trattamento musicale.

Venerdì 16 dicembre 2005, ore 21.00

Pordenone Aula Magna Centro Studi
Come si fa a non amare Pier Paolo Pasolini
Appunti per un romanzo sull’immondezza
incontro con Mimmo Calopresti

E oggi 24 Aprile 1970 è giorno di sciopero: l’ordine degli scopini è entrato nella storia; bisogna essere contenti, come se gli angeli fossero scesi sulla terra, a sedersi sulle panchine dei viali e dei muretti della borgata. E’ giorno di Rivelazione; è caduta ogni separazione tra il regno di d’Ognigiorno e il Regno della Coscienza; ciò che resta intatta è l’umiltà; perché chi ebbe una vocazione vera non conosce la violenza; e parla con grazia anche dei propri diritti. (Pier Paolo Pasolini)

Nel 1970 Pasolini girò un documentario prodotto dall’Unitelefim, uno dei prodotti del Comitato cineasti italiani contro la la repressione. I versi soprariportati fanno parte di una vera e propria ode che doveva accompagnare le immagini girate e montate. Pasolini ne parlò in qualche intervista e disse che erano parte di un progetto piu ampio; accennava addirittura ad un film di molte ore sul Terzo Mondo (Paese Sera 19/6/1970) Poi per molti anni il filmato fu dato per disperso, anche se alcune filmografie francesi vi facevano riferimento specifico. Ma il film, anzi la parte filmata del romanzo sull’immondezza, è lì dove doveva essere: all’Archivio Audivisivo del Movimento Operaio, oggi fondazione, e negli anni ‘70 parte dell’Unitelefilm. Il film è diviso in tre parti: nella prima ci sono le riprese dell’assemblea degli scopini, nella seconda scorrono le immagini della discarica di Roma, nella parte finale ci sono delle interviste agli scopini sul loro posto di lavoro; alcuni per esempio fanno vedere i loro armadietti e “sembra che parlino delle loro condizione di vita”. […] Pasolini guarda tutto, compresa l’immondizia, con l’attenzione di chi sta cercando qualcosa d’importante ed è sicuro di ruscirci. Lui lo sa, lo ha sempre saputo, la rivelazione (rivoluzione) è l’attimo poetico. La presa di coscienza della realtà, è il momento della conoscenza. Il suo compito d’artista è sempre stato di stare in quella realtà, l’unica realtà che si possa comprendere e raccontare. […] Il cinema di Pasolini, fa i conti con tutto quello che si agita intorno a lui, ma il suo agire non è rappresentare la realtà, essere militante (così si diceva negli anni ‘70) del reale. Per lui la cosa importante è la ricerca del particolare pittorico da inserire nel grande affresco della vita. Una morte violenta, quella di Pasolini, ma una vita vissuta con molta grazia, come ancora una volta si può vedere da questo piccolo progetto di film che egli ci ha lasciato in uno scaffale, in via Sprovieri 14 a Roma. (Mimmo Calopresti, Roma settembre 2005)

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