Giovanna Bemporad. Un ricordo

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Si è spenta un’ altra luce legata al periodo friulano di Pier Paolo Pasolini. E così domenica 6 gennaio 2013 se ne è andata Giovanna Bemporad, con la sua voce e figura di “sorda e disumana tristezza”, come Pier Paolo le scrisse da Casarsa in una lettera del 20 gennaio 1947.
Giovanna, amica dai tempi della formazione universitaria a Bologna, era stata coinvolta dal confidente Pasolini nell’esperimento didattico di San Giovanni di Casarsa, dove fu insegnante di greco e inglese nella scuola privata che nell’autunno del 1943, prima di quella “contadina” attivata poi a Versuta, il generoso Pier Paolo aveva aperto, chiamando a raccolta “colleghi” del posto e da fuori. L’iniziativa, si sa, fu chiusa d’imperio dopo pochi mesi: il “preside” Pasolini non era ancora laureato e non aveva tutte le patenti necessarie. Si può comunque immaginare la novità dell’arrivo in Friuli di questa non conforme Giovanna, poliglotta e poetessa preceduta dalla fama eccentrica di enfant prodige. Indossava –ricordò poi Nico Naldini nella sua rievocazione del “paese di temporali e di primule” – “un soprabito grigio che grida il suo disprezzo per ogni linea femminile”. Al crepuscolo passava ai “calzoni maschili”, imbiancandosi “il volto con il borotalco”. Un’equilibrista, come disse a sua volta Pier Paolo citando Cocteau, che come tutti gli equilibristi “cammina sul vuoto e sulla morte”. Giovanna avrebbe stupito ancora, quando, ritornata nel capodanno tra il 1946 e il 1947 a Casarsa, anzi a Versuta, lasciava imbambolate le donne che filavano e cucivano nelle stalle, dove lei parlava di Teocrito e – così descrisse Pasolini in una lettera del 1947 a Fabio Cavazza- di “un mare di latte”.

Giovanna Bemporad (Ferrara, 16 novembre 1928 – Roma, 6 gennaio 2013)

Giovanna Bemporad (Ferrara, 16 novembre 1928 – Roma, 6 gennaio 2013)

Una meteora “altra” che il Centro Studi ora ricorda insieme a Roberto Carnero, che ci autorizza alla pubblicazione di un suo articolo-omaggio apparso sul quotidiano “Il Piccolo” di mercoledì 8 gennaio 2013.

“È scomparsa, domenica sera, all’età di 84 anni Giovanna Bemporad, una delle voci più raffinate, ma anche (o forse proprio per questo) più appartate, della poesia e della cultura italiana del secondo Novecento. Poetessa, traduttrice, presenza “irregolare” e “non conforme”, se guardiamo al quadro generale della letteratura italiana dal secondo dopoguerra in poi, gli esordi di Giovanna Bemporad si debbono alla frequentazione, in età giovanile, di Pier Paolo Pasolini, conosciuto negli anni in cui questi studiava all’Università di Bologna. Siamo in tempo di guerra e dal settembre del ’43 Pasolini è a Casarsa, da dove nel 1944 si sposterà poi a Versuta, una piccola frazione del paese, per abitarvi con la madre e il fratello sfollati. Lì il poeta mette in atto tutta una serie di iniziative culturali, tra cui la più importante è una sorta di “scuola popolare” in cui impartisce gratuitamente lezioni agli studenti del luogo, per lo più figli di contadini, impossibilitati a seguire i corsi regolari a causa degli eventi bellici. Prima di quella esperienza, Pasolini aveva già aperto una scuola appunto a San Giovanni, dove ad affiancare Pasolini come docenti giungono alcuni amici del milieu bolognese. Giovanna Bemporad è una di loro, accanto a Riccardo Castellani, Cesare Bortotto, il pittore Rico De Rocco e la violinista Pina Kalc. Nella scuola di Pasolini viene insegnata la letteratura italiana, quella delle straniere moderne, quella latina e greca. L’esperienza in realtà dura solo pochi mesi (dall’ottobre del ’43 al febbraio del ’44) perché la scuola viene chiusa dalle autorità in quanto ritenuta illegale. A questa esperienza fa in parte riferimento la finzione narrativa di Atti impuri, il romanzo in larga misura autobiografico pubblicato soltanto dopo la morte di Pasolini. Alla scuola di San Giovanni, in particolare, Giovanna Bemporad, che era nata a Ferrara nel 1928 da una famiglia di origine ebraica, porta, insieme a un certo anticonformismo di atteggiamenti che la avvicina psicologicamente allo stesso Pasolini, la propria competenza nel campo delle letterature classiche.

Aveva infatti realizzato, ancora adolescente, una traduzione in endecasillabi dell’Eneide di Virgilio. In seguito si dedicherà alla traduzione, sempre in endecasillabi, dell’Odissea di Omero. Un’esperienza, questa, di traduttrice dell’Odissea, che la impegnerà per molti decenni. Il testo omerico da lei tradotto uscirà, ma solo con alcuni canti del poema, nel 1968 e nel 1970 per le Edizioni Eri e successivamente, nel 1990, per la casa editrice Le Lettere. Anche quest’ultima edizione fu un’edizione definitiva ma non completa, a testimoniare il perfezionismo quasi maniacale di un lavoro di cesello e di rifinitura mai interrotto. Non è un caso che tre anni dopo, nel 1993, la sua Odissea in endecasillabi le fece guadagnare il Premio Nazionale per la Traduzione Letteraria (Einaudi ne pubblicherà un’edizione scolastica nel 2003). Il poeta Giovanni Raboni ebbe modo di definirlo un lavoro “di infinito perfezionamento ritmico e sonoro, teso a restituire all’endecasillabo il suo diritto a esistere nella Poesia del Novecento con una pronuncia originale e moderna. È quasi impossibile, nel suo caso, fare distinzione fra testi originali e testi derivati”. L’ultimo lavoro della sua vita sarà una traduzione del Cantico dei Cantici, che verrà pubblicata da Morcelliana nel 2006. Dell’esperienza con Pasolini, invece, molto transiterà nella sua produzione poetica “in proprio”. Echi della prima raccolta poetica pasoliniana, Poesie a Casarsa (1942), sono rinvenibili nel suo primo libro di poesie, Esercizi, uscito nel 1948. Una poesia, quella della Bemporad, fortemente legata a riferimenti preziosi – da Ungaretti a Cardarelli, fino a Valery – che sono, guarda caso, gli stessi del Pasolini della prima stagione. Ma reinterpretati da parte di Giovanna Bemporad alla luce di un’originalissima sensibilità personale, che punta sulla valorizzazione della parola in una chiave simbolista molto più forte che in Pasolini”.

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