Commozione nel cimitero di Casarsa per il ricordo di Pasolini

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Ha scelto parole che come sempre – quando ad averle scritte è Pier Paolo Pasolini – affondano nell’anima, la sindaca di Casarsa Lavinia Clarotto, per la semplice ma sempre toccante commemorazione che oggi si è tenuta nel cimitero della cittadina, nel giorno del 43esimo anniversario della morte del poeta, davanti alla sua tomba. Sotto un cielo plumbeo e nonostante la pioggia, con a fianco il presidente del Centro studi Pier Paolo Pasolini Piero Colussi, alcuni amministratori di altri Comuni e gente spinta semplicemente dal desiderio di testimoniare riconoscenza, la sindaca ha letto la poesia “Il dì da la me muart” (Il giorno della mia morte). Versi che Pasolini scrisse ispirandosi al Vangelo di Giovanni, di fronte ai quali in molti hanno fatto fatica a trattenere la commozione (“uno è vissuto/con la forza di un giovane uomo/ nel cuore del mondo/ e dava/a quei pochi uomini che conosceva/tutto” ), in un’atmosfera di intimo raccoglimento. A nome del Comune e di tutta la popolazione la prima cittadina ha poi deposto un mazzo di rose bianche sulla tomba, dove già qualcuno aveva posato un’orchidea, un biglietto fermato da un sasso, e dove altre persone, soprattutto giovani, hanno poi lasciato altri fiori e pensieri, sia per Pasolini che per la madre Susanna, le cui spoglie sono custodite nella tomba accanto, mentre poco più in là si trovano quelle del fratello Guido, ucciso a Porzùs, e del padre Carlo Alberto. Una cerimonia breve, senza clamori, densa di affetto e gratitudine nei confronti di uno dei più grandi intellettuali del XX secolo, figlio illustre di Casarsa, la città dell’amata madre e nella quale Pasolini trascorse le estati dell’infanzia e il lungo periodo durante la guerra e che ha avuto un ruolo fondamentale nella sua formazione umana e artistica.

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