Casarsa:  programma del convegno “Pasolini e il giornalismo” (10- 11. XI. ’17)

PASOLINI  E  IL  GIORNALISMO
parte prima: dagli anni ’40 ai primi ’60

venerdì 10 │ sabato 11 novembre 2017
Casarsa della Delizia

con il sostegno di  Regione autonoma  Friuli Venezia Giulia │Comune di Casarsa della Delizia
in collaborazione con  ProCasarsa

con l’adesione e il patrocinio
Università di Udine │ Università di Trieste
Fondazione per la Critica Sociale (Firenze)
Ordine dei Giornalisti Friuli Venezia Giulia │ Circolo della Stampa di Pordenone

Programma
a cura di  Luciano De Giusti e Angela Felice

Noi scrittori, noi giornalisti siamo uno specchio, tanto più nitido e rivelatore, quanto più ci spendiamo e quanto più gettiamo il nostro corpo nella lotta. Questo specchio si chiama diritto alla libertà di opinione e di espressione.   [“Tempo”, 20 dicembre 1969]

venerdì 10 novembre 2017
Sala consiliare di Palazzo Burovich

ore 15
saluti autorità

ore 15.30
Franco Contorbia  (Un. di Genova)  Pasolini e i giornali

ore 16.00
Stefano Casi  (Dams di Bologna) Il giovane Pasolini e i periodici bolognesi
Elvio Guagnini  (Un. di Trieste) Pasolini e la stampa del dopoguerra

Coffee break

ore 17.15
Rienzo Pellegrini  (Un. di Trieste) Tra dialetto e lingua
Gianfranco Ellero  (Società Filologica Friulana) Il Pasolini politico sulla stampa: interventi autonomisti  e “manifesti” comunisti

modera Alessandro Mezzena Lona  (giornalista)

venerdì 10 novembre 2017
Teatro Pier Paolo Pasolini

ore 20.45
Io so.  Moni Ovadia legge e commenta gli Scritti corsari
con Moni Ovadia
e con Maurizio Dehò (violino) e Nadio Marenco (fisarmonica)
Corvino Produzioni

Moni Ovadia
Moni Ovadia. Foto di Chiara Pasqualino

sabato 11 novembre 2011
Sala consiliare di Palazzo Burovich

ore 9.00 / 9.15

Anna Tonelli  (Un. di Urbino Carlo Bo) Pasolini e la stampa comunista: i  Dialoghi di  «Vie nuove»
Gian Carlo Ferretti  (Un. di Roma Tre) Un carisma multiforme: dai dialoghi di “Vie nuove” alle requisitorie del corsaro
Massimo Raffaeli  (critico letterario) Pasolini giornalista in versi

modera  Roberto Carnero  (Un. di Verona)

Coffee break

ore 11.00
tavola rotonda
“Io e …”.  Giornalisti e scrittori a confronto sul giornalismo di Pasolini
partecipano  Tommaso Di Francesco, Nicola Mirenzi,  Antonio Padellaro,  Benedetta Tobagi
conduce e coordina Tommaso Cerno

Info, t  0434 870593, info@centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it,  www.centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it
Il convegno è valido sia per i crediti della formazione professionale dei giornalisti che per l’aggiornamento dei docenti.

Pier Paolo Pasolini (1961). Archivio Riccardi
Pier Paolo Pasolini alla conferenza stampa del Premio Strega (1961). Archivio Riccardi

«E noi abbiamo una vera missione, in questa spaventosa miseria italiana, una missione non di potenza o di ricchezza, ma di educazione, di civiltà». Si devono al giovane Pasolini queste parole, inviate nell’agosto 1943 da Casarsa all’amico Luciano Serra. Trasudano lucidità di pensiero civile, passione pedagogica, febbrile voglia di fare.  Con chiarezza esemplare si impegnano precocemente a delineare il compito immane, e insieme  esaltante, cui a metà del secolo scorso era chiamata tutta una nuova generazione intellettuale, di cui Pasolini si sentiva e in effetti divenne l’alfiere.
Dopo l’umiliazione liberticida del ventennio fascista e ancora nel pieno di una guerra feroce, di cui tuttavia si poteva prevedere la conclusione, si trattava di ricucire un Paese ridotto in macerie e di ricostruirlo non solo sul piano materiale, ma anche, o soprattutto, su quello etico, dei valori della  coscienza democratica, di un nuovo riscatto culturale.
In questa responsabilità collettiva, dunque, era fissata da Pasolini la funzione dell’intellettuale o anche del’artista in sé, che così era sottratto alla separatezza solitaria della tradizionale “torre d’avorio” ed era invitato invece a sporcarsi le mani dentro la storia, in mezzo agli uomini, a contatto con le storture di una realtà sociale a cui porre rimedio anche con la sua guida. E non per nulla, nel suo teso programma giovanile del ’43, Pasolini rinunciava all’”io”, che così prepotentemente si accampava nei versi di Poesie a Casarsa, e si annullava in un “noi” collettivo, come a marcare con quel pronome il manifesto di una generosa appartenenza generazionale di gruppo.
E del resto a quello sforzo, politico e culturale, Pasolini tenne sempre fede,  anche quando l’Italia uscita dal dopoguerra sconfessò le speranze del reale cambiamento, conservando invece vischiosi privilegi di potere e di classe, imboccando con rapida accelerazione la strada dell’economia neocapitalistica, capace di appiattire mentalità e comportamenti sull’unico modello del consumo mercantile e infine marginalizzando via via  lo scrittore-intellettuale nel recinto dell’irrilevanza sociale e nel solo settore dell’industria editoriale.
In gioventù, figlio del vento della Resistenza e, nella maturità, analista sconfortato ma non arreso della «Dopostoria» italiana, Pasolini non ha mai dismesso i panni dello scrittore “legislatore”, per dirla alla Bauman:  del maestro cioè che, con i suoi specifici strumenti umanistici, si sente e vuole essere guida e pungolo anticonforme per un uditorio di cui tenere sempre vigile la coscienza critica.
Si spiega così anche l’impegno infaticabile di questo autore irripetibile nel campo della comunicazione e, in senso stretto, dell’intervento giornalistico. Sulla stampa quotidiana e periodica del suo tempo, dagli anni della formazione bolognese e della gioventù friulana, fino agli implacabili scritti “corsari” sulle colonne del «Corriere della Sera», egli fu una “firma” costante e anzi, sempre più dopo gli anni Sessanta, ammirata o vilipesa.  Ma Pasolini fu da subito consapevole che nella modernità l’efficacia del “sogno di una cosa” non può prescindere dal come e dal dove lo si trasmette e che dunque anche la stampa è il canale necessario per raggiungere e costruire un uditorio, prendere posizione sulle battaglie del momento, inventare nuove forme di argomentazione  di scrittura. Se a Bologna progettò con alcuni amici la rivista «Eredi», in Friuli si fece editore (si direbbe, anche direttore responsabile) dei cinque numeri degli «Stroligut», propose le sue riflessioni estetiche, linguistiche, pedagogiche e autonomistiche sulle testate locali, da militante comunista personalizzò la propaganda con originali manifesti murali. Firma d’autore, critica d’arte e letteraria, piglio militante, spirito di denuncia sono ingredienti che in varie miscele improntano lo stile giornalistico di Pasolini, sbrigliandosi anche in seguito in una miriade di espressioni: illuminanti reportage di viaggio, pionieristici docufilm d’inchiesta, affondi aggressivi portati dentro la cittadella nemica delle rotative borghesi.
Questo capitolo trasversale dell’operosità pasoliniana, pur così strategico e decisivo, non è stato finora argomento di una ricerca approfondita e sistematica da parte degli studi italiani, nonostante l’invito lanciato a suo tempo, tra i primi, da Mario Isnenghi. A colmare questa lacuna provvede ora il Centro Studi Pasolini di Casarsa che, con il sostegno di Regione Friuli Venezia e Comune e per la cura di Luciano De Giusti e Angela Felice (consulenza di Franco Zabagli),  promuove a Palazzo Burovich, nuova sede del Municipio,  il convegno “Pasolini e il giornalismo”, articolato in due tappe, nel novembre 2017 e nel marzo 2018.
Per la prima tappa, nei giorni 10 e 11 appunto di novembre, dedicati allo studio dell’impegno pasoliniano fino agli Sessanta, ad aprire in lavori venerdì 10, alle 15, sarà Franco Contorbia, un’autorità in materia di storia del giornalismo italiano. A seguire, due focus:  da un lato, sempre venerdì 10, dalle ore 16, sul giovane Pasolini giornalista, soprattutto in Friuli, con i contributi di Stefano Casi, Elvio Guagnini, Rienzo Pellegrini e Gianfranco Ellero, moderati da Alessandro Mezzena Lona;  dall’altro, sabato 11, dalle ore 9, sul polemismo pasoliniano su «Vie nuove » e «Tempo», nonché sui riflessi del tema nella scrittura in versi,  con interventi di Anna Tonelli, Gian Carlo Ferretti e Massimo Raffaeli, moderati da Roberto Carnero.
Due cammei speciali impreziosiscono infine  il programma: al Teatro Pasolini di Casarsa, alle 20.45 di venerdì 10, il grande Moni Ovadia, con la musica dal vivo di Maurizio Dehò e Nadio Marenco,  sarà protagonista del reading Io so, con lettura e commento dagli Scritti corsari; sabato 11, dalle ore 11,un parterre di grandi firme della stampa italiana, Antonio Padellaro, Tommaso Di Francesco, Benedetta Tobagi, Nicola Mirenzi, coordinati da Tommaso Cerno, animerà una libera tavola rotonda con incroci di punti di vista sul “collega” Pasolini.
Argomento dunque di grande interesse anche per la nostra attualità, come è provato anche dalle adesioni all’iniziativa di prestigiosi Enti: le Università di Udine e di Trieste, la Fondazione per la Critica Sociale di Firenze, l’Ufficio Scolastico Regionale,  l’Ordine Giornalisti FVG, il Circolo della Stampa di Pordenone, organismi, questi ultimi, che hanno inserito i lavori nel calendario degli incontri validi per la formazione professionale.