Sullo scaffale. “Il calcio secondo Pasolini”, di Valerio Curcio

Pasolini in spogliatoio

È uscito in libreria nei giorni scorsi “Il calcio secondo Pasolini” del giovane critico Valerio Curcio con la prefazione di Antonio Padellaro e in appendice un’intervista a Dacia Maraini.

«Secondo me Pier Paolo andava avanti con la testa rivolta indietro. Inseguiva un sé stesso bambino che scappava. Quando giocava, quel bambino prendeva corpo assieme al pallone; quando finiva di giocare, tornava l’adulto inquieto e doloroso che era diventato». (dall’intervista a Dacia Maraini in appendice al volume)

Il volume (di cui è consultabile la scheda qui, sul sito dell’editore, Compagnia Editoriale Aliberti) sviscera il complesso rapporto fra Pier Paolo Pasolini e il calcio: giocato, pensato, raccontato. Un saggio che ci restituisce l’umanità e l’intimità di uno dei massimi pensatori contemporanei, per cui “il tifo è una malattia giovanile che dura tutta la vita”. Malattia contratta anche sui campi dei paesini friulani, nel periodo di formazione del giovane poeta, per la ricostruzione del quale ha collaborato anche il Centro Studi di Casarsa.

Dalle partite con i “ragazzi di vita” della borgata romana all’epica sfida tra il suo cast e quello di Bertolucci durante le riprese di Salò e di Novecento pochi mesi prima della morte. Questo libro è un percorso fatto di letteratura e testimonianze dirette, alcune delle quali inedite, che attraversa il rapporto sentimentale tra Pier Paolo Pasolini e il gioco del calcio. Prima ancora che uno sport, il pallone è per Pasolini un linguaggio umano, che si esplica ogni qualvolta un piede tocca un pallone. E se il calcio è un linguaggio, gli atleti possono usare stili espressivi differenti: così il gioco corale delle squadre mitteleuropee è prosa realista, mentre il dribbling dei sudamericani è poesia lirica. Pasolini vive con piacere la contraddizione di intellettuale impegnato che ama uno sport da molti considerato “oppio dei popoli”. Il suo sguardo di appassionato, ma anche di giornalista sportivo, osserva il calcio dai campetti di periferia fino alla Serie A: talvolta ingenuamente nell’ammirare la fisicità di una sfida tra i palazzi di periferia, talvolta appassionatamente nel tifare il suo Bologna, talvolta con attenzione sociologica nel considerare la partita allo stadio come l’ultimo rito sacro dell’età contemporanea. Il calcio nella sua essenza primordiale.

Valerio Curcio

Roma, 1992, laureato in Lettere Moderne e specializzato in Giornalismo e Comunicazione Digitale alla Sapienza, scrive come giornalista per il quotidiano «Il Romanista». Per lo stesso giornale è responsabile dell’area digitale della redazione. Ha scritto anche per Io Gioco Pulito, inserto online de «il Fatto Quotidiano». La sua attenzione è rivolta al fenomeno del calcio nei suoi diversi aspetti culturali, sociali, politici e alle storie vissute fuori dai riflettori dei campi di gioco.
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