Pasolini tra eros e agape, di Beatrice da Vela

Pasolini e Ninetto

Pasolini tra eros carnale e tensione alla purezza affettiva

 di Beatrice da Vela

 www.macchiatoinchiostro.it / 26 giugno 2014

 Per gentile concessione dell’autrice, storica collaboratrice del blog di Angela Molteni, pubblichiamo un intervento di Beatrice da Vela, già comparso in rete il 26 giugno 2014. Si tratta di una rapida analisi che si addentra nella complessa dimensione dell’amore omosessuale in Pasolini, dilacerato tra eros (e solitudine) carnale e tensione alla purezza affettiva, e decantato in versi di sofferta trasparenza espressiva.

Pasolini  e Ninetto Davoli

Parlare delle opere di Pasolini in un solo articolo è un compito ingrato, visto che la sua poesia è molto diversificata; non me ne vogliano i puristi, ma visto che della poesia politica e di quella friulana ha già parlato il nostro Tarlo, qui circoscriverò l’argomento alla tematica dell’omosessualità e dell’amore, per concludere in bellezza  questa carrellata per il mese del Pride.

Contrariamente alla vulgata corrente, come ha ben messo in luce Luca Baldoni, la narrazione dell’omosessualità e dell’omoerotismo nella poesia pasoliniana (e in tutta la sua opera) non può essere ridotta soltanto con l’eros fugace dei ragazzi di vita, dei “corpi senz’anima”  (Supplica a mia madre, ina Poesia in forma di rosa, 1964) da prendere per un momento d’amore “infantile”.

Colpisce per esempio in La passione (da L’Usignolo della Chiesa Cattolica, raccolta pubblicata nel 1958, ma con testi composti tra il 1943 e il 1949) l’utilizzo, quasi un cliché della cultura gay, peraltro, come illustrato per esempio dalla fortuna di San Sebastiano come icona gay (si veda il bellissimo e consapevolmente “‘pasoliniano” Sebastiane di Derek Jarman), della Passione di Cristo come simbolo di erotismo omosessuale (con un’accennata vena di masochismo, altra tematica onnipresente nell’opera pasoliniana):

Cristo, il tuo corpo
di giovinetta
è crocifisso
da due stranieri.
Sono due vivi
ragazzi e rosse
hanno le spalle,
l’occhio celeste.
Battono i chiodi
e il drappo trema
sopra il Tuo ventre …
Ah che ribrezzo
col caldo sangue
sporcarvi i corpi
color dell’alba!
Foste fanciulli,
e per uccidermi
ah quanti giorni
d’allegri giochi
e d’innocenze.

I ragazzi, come per Sandro Penna, sono l’oggetto erotico principale della poesia di Pasolini, che unisce eros, amore puramente carnale, e agape, un sentimento che coinvolge l’intera anima. Nel lungo poemetto La realtà (da Poesia in Forma di Rosa, 1964), Pasolini parla del proprio erotismo che non si limita al singolo, ma è l’amore per una categoria, idealizzata (come il poeta realizzerà negli anni Settanta con L’abiura della Trilogia della Vita), di gioventù innocente, pura e sempre drammaticamente bella:

[…] In realtà, io, sono il ragazzo, loro
gli adulti. Io, che per l’eccesso della mia presenza,

non ho mai varcato il confine tra l’amore
per la vita e la vita …
Io, cupo d’amore, e, intorno, il coro

dei lieti, cui la realtà è amica.
Sono migliaia. Non posso amarne uno.
Ognuno ha la sua nuova, la sua antica

bellezza, ch’è di tutti: bruno
o biondo, lieve o pesante, è il mondo
che io amo in lui – ed accomuno,

in lui – visione d’amore infecondo
e purissimo – le generazioni,
il corpo, il sesso.

[…] Il mio amore
è solo per la donna: infante e madre.
Solo per essa, impegno tutto il cuore.

Per loro, i miei coetanei, i figli, in squadre
meravigliose sparsi per pianure
e colli, per vicoli e piazzali, arde

in me solo la carne. Eppure, a volte,
mi sembra che nulla abbia la stupenda
purezza di questo sentimento. Meglio la morte

che rinunciarvi! Io devo difendere
questa enormità di disperata tenerezza
che, pari al mondo, ho avuto nascendo.

Appare qui un contrasto, quello fra l’amore erotico, che pure prende il cuore, e l’amore puro, quello per le donne (che sono sempre madri e bambine, mai donne adulte), che è tipico della lacerante concezione che Pasolini ha della propria omosessualità. Questa contraddizione, che pare quasi una difficoltà nello spiegare la propria omosessualità, è un percorso che si dipana dalle prime lettere in cui Pasolini, quasi trentenne, confessa agli amici la propria omosessualità (così, nelle lettere a Silvana Mauri) fino alla liberazione, quasi pacificata, delle poesie di Trasumanar e Organizzar (1971) dedicate a Maria Callas (Timor di me?), dove utilizzando i termini della dottrina freudiana, spiega il motivo per cui l’amore della “divina” cantante non potrà essere mai ricambiato se non con un’intensissima amicizia platonica.

La scissione tra eros e agape, che possono incontrarsi ma anche rimanere separati, è una costante della necessità espressiva pasoliniana, forse perché la parola amore è ambigua e poeticamente abusata. L’agape è sublimata nella narrazione di un rapporto che confonde i margini dell’amore romantico, dell’amicizia e del rapporto padre-figlio; così in Un affetto e la vita (in Trasumanar e Organizzar):

Ho un affetto più grande di qualsiasi amore
su cui esporre inutilizzabili deduzioni –
Tutte le esperienze dell’amore
sono infatti rese misteriose da quell’affetto
in cui si ripetono identiche.
Sono legato ad esso
perché me ne impedisce altri.
Ma sono libero perché sono un po’ più libero da me stesso.
La vita perde interesse perché si è ridotta a un teatro
in cui le fasi di questo affetto si svolgono:
e così ho perso l’ebbrezza di avere strade sconosciute
da prendere ogni sera
(al vecchio vento che annuncia cambiamenti di ore e stagioni).
Ma che ebbrezza nel poter dire: “Io non viaggio più”. […]

In questa poesia l’amore sembra essere la passione erotica (come si evince anche dai versi successivi), mentre l’affetto è qualcosa di più intenso, più puro e più nobile. Lo stesso tema, il carattere esclusivo di questo “affetto” che inibisce qualsiasi altra forma di desiderio, compare in un’altra poesia della medesima raccolta,dal titolo Uno dei tanti epiloghi:

[…] Il viaggio che tu volevi
ch’io ti pagassi era, ripeto, il viaggio della vita:
è in quel sogno di tre quattro anni fa che ho deciso
ciò a cui il mio equivoco amore per la libertà era contrario.
Se ora mi ringrazi per il passaggio … Dio mio,
mentre tu sei in gattabuia, prendo con paura
l’aereo per un luogo lontano. Della nostra vita sono insaziabile,
perché una cosa unica al mondo non può essere mai esaurita.

 Ma l’omosessualità non è solo rapporti occasionali, gioia e amore profondo, assume anche l’aspetto di tragedia suprema, invidia, dolore inesprimibile e depressione: questi i toni principali de L’Hobby del Sonetto (pubblicata per la prima volta nel 2003, con testi composti tra il 1971 e il 1973), la silloge che narra la fine di questo “insaziabile” sentimento. Dal sonetto 2:

Non c’è molto più da fidarsi di me; se qualcuno
mi vedesse quando son solo avrebbe da preoccuparsi;
[…] come un cane che, per leccarsi
le ferite, si accuccia, essendo mio costume
ormai inveterato, mi masturbo  dentro gli arsi
meandri del letto coperto di sudore;
eh, mio Signore, sono uno straccio d’uomo ;
così m’ha leggermente ridotto il vostro amore. […]

La disperazione per ciò che si è perduto mette in discussione la definizione stessa di quell’affetto, che, se non è amore passionale, non si può ridurre neppure ad amicizia (sonetto 11):

[…]  L’innocenza e la grazia, l’ho imparato,
non escludono la crudeltà. Amico,

semplicemente amico, voi mi volete:
sì, ma voi non potete esserlo, come chiunque
suscita amore, la cui sete

è inestinguibile. Volermi amico
è dunque non volermi. […]

 Ritorna la metafora del viaggio, di una relazione che diventa angoscioso ricordo e che echeggia da lontano i toni di Uno dei tanti epiloghi, quasi scrivendone la pietra tombale ( sonetto 58):

La prima cosa che vi dissi, dopo pochi
giorni, fu che forse presto vi avrei lasciato;
che io amavo solo i ragazzini poveri.
Voi, con la vostra ingenuità, avete accettato

quella sistemazione provvisoria, come
un cucciolo raccolto che s’aspetta di essere cacciato.
Mai
 per un solo istante nella nostra unione
(che niente comunque ha consacrato)

mai la vostra dignità è venuta meno. […]

Chiamaste poi “nostro” ciò che possedevo,
ma con la stessa ingenuità: poiché (credevamo) il viaggio
sarebbe stato lungo, non mi avreste perduto …

hobby-sonetto

Carlo Alberto Petruzzi (autore del saggio Introduzione a «L’hobby del sonetto» di Pier Paolo Pasolini, ed. Damocle 2011) ha sottolineato come in alcune di queste liriche, tra cui questa, vi sia una riflessione –non sappiamo quanto consapevole- sulla percezione e sullo lo stato nella società italiana delle coppie omosessuali (“due uccelli maschi” in sonetto 54) rispetto alle coppie eterosessuali.

 

Per saperne di più

Questo articolo fa parte di un work-in-progress che sto scrivendo e che spero prima o poi vedrà la luce.

Oltre che nel Meridiano Mondadori (P.P.Pasolini, Tutte le poesie, 2 volumi, 2003),  L’usignolo della Chiesa CattolicaPoesia in Forma di Rosa, Trasumanar e Organizzar sono disponibili nelle edizioni economiche Garzanti (cartaceo e ebook). L’Hobby del Sonetto  esiste in edizione italiana nei citati Meridiani Mondadori (P.P.Pasolini, Tutte le poesie, vol.II, pp. 1117-1232), e, in edizione singola italiano-francese, per i tipi di Gallimard.

Per saperne di più rimando alle Pagine Corsare di Angela Molteni, a tutt’oggi è il sito più completo su Pasolini. Vi si possono facilmente reperire testi originali, materiali audio-visuali, saggi critici ed emeroteca.

Per gli amanti del viaggio letterario, segnalo i due Centro studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia (Pordenone) e di Bologna, insieme al Parco Letterario dell’Idroscalo di Ostia.

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