Pasolini e  le donne-oggetto del piccolo schermo

La televisione

Nel maggio del 2009 Lorella Zanardo ha messo in rete un documentario (www.ilcorpodelledonne.com), realizzato con Cesare Cantù e Marco Malfi Chindemi, che si proponeva di innalzare il livello di consapevolezza sull’immagine delle donne nella tv italiana. Oggetto e titolo, Il corpo delle donne, poi diventato nel 2010 anche un libro per Feltrinelli. Quel documentario  ha suscitato molte reazioni  e l’interesse inaspettato da parte delle giovani generazioni, nella necessità di uscire dagli stereotipi per giungere a una nuova definizione del femminile. 
La recente scomparsa di Anna Maria Gambineri, annunciatrice elegante dei programmi Rai del passato e volto storico nel gruppo delle “signorine buonasera” della tv d’antan, spinge la Zanardo a recuperare l’intervista
 Ma la donna non è una “slot machine” rilasciata da Pasolini a Dacia Maraini per “L’Espresso” del 22 ottobre 1972 (oggi in P.P.Pasolini, Saggi sulla politica e sulla società, a cura di W.Siti e S. De Laude, “Meridiani” Mondadori, Milano, 1999, pp.1695-1700). In quell’intervento Pasolini analizzava con lucidità preveggente  la subalternità cui la tv degli anni Settanta relegava le donne, proponendo un uso servile dell’immagine femminile che in seguito il piccolo schermo non avrebbe fatto che ribadire e anzi degradare ulteriormente.

Pasolini e una tv resistente al cambiamento
di Lorella Zanardo

www.ilfattoquotidiano.it – 1 giugno 2017

«Qui la donna è considerata a tutti gli effetti un essere inferiore: viene delegata a incarichi d’importanza minima, come per esempio informare dei programmi della giornata; ed è costretta a farlo in modo mostruoso cioè con femminilità. Ne risulta una specie di puttana che lancia al pubblico sorrisi di imbarazzante complicità e fa laidi occhietti». Così quel visionario geniale di Pasolini raccontava le annunciatrici tv e dunque anche Anna Maria Gambineri, storico volto della Rai morta a Roma il 31 maggio.
E solo in questo caso non mi trovo d’accordo con il regista; o forse lo avrei approvato nel 1972, anno di questa intervista a “L’Espresso, quando ancora la televisione non ci aveva abituati ai ruoli oggettivati femminili, tanto da far sembrare la descrizione, che Pasolini fa delle annunciatrici, esageratamente severa.
Pasolini è stato un grande filosofo narratore del volto umano: indimenticabili i visi dei protagonisti del Vangelo secondo Matteo girato in una Matera arcaica, dove il regista “raccontava” attraverso le riprese in primissimo piano di volti che rappresentavano la Storia.
E dunque, con quello stesso sguardo di artista che comprende profondamente l’importanza del nostro volto nella comunicazione, il regista osservava i volti della tv e comprendeva che quel bamboleggiare, quel “dover piacere” a cui la RAI, ma direi la società tutta di quegli anni, obbligava le donne, dava origine a una menomazione sociale, le cui conseguenze stiamo ancora scontando.
Io, però, ricordo Gambineri, e le altre annunciatrici, con estrema simpatia poiché mi riportano a una programmazione Rai che osservavo con occhi stupefatti di bambina. Certo, avendo poi assistito al successivo estremo impoverimento del ruolo delle donne in tv, in particolare dopo l’avvento delle televisioni private, mi sembra che le annunciatrici di quegli anni ricoprissero il loro ruolo in modo del tutto accettabile.

Mike Bongiorno conduttore del Festival di Sanremo del 1963

Mike Bongiorno conduttore del Festival di Sanremo del 1963

Bisogna però ben comprendere la critica di Pasolini che a una lettura frettolosa potrebbe essere scambiata per moralista: non di scollature esagerate si lamentava il regista, né di un eccesso di eros nelle presentatrici; il regista criticava con ferocia il dover compiere, da parte di una donna, qualsiasi azione in modo grazioso, in modo accattivante, con il solo unico obiettivo di compiacere. Questa stessa denuncia sta alla base del mio documentario Il corpo delle donne  in cui, ciò che viene evidenziato, dopo avere analizzato 400 ore di programmi di intrattenimento televisivo, è il ruolo subordinato della donna che ne emerge: una figura per tutte quella della valletta declinata poi in velina, schedina, meteorina o letteronza che da anni ricoprono ruoli servili, di abbellimento dello schermo, costrette a lanciare “sorrisi di imbarazzante  complicità” per dover corrispondere all’ordine degli autori di ingraziarsi il pubblico e forse di aumentare l’audience. Non una critica moralistica dunque, tutt’altro! Una analisi precisa e feroce sulla subordinazione femminile al suo ruolo servile. Di Pasolini ricordiamo grande coraggio e abilità nel rappresentare il desiderio in tutte le sue forme, anche le più scabrose.
Pasolini grande visionario perché,  già in quelle immagini di giovani donne garbate e per nulla scandalose, intravedeva il problema oggi così attuale: il costante tentativo di ridurre le donne a oggetti utili.

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