Omaggio a Sergio Endrigo, musicista del “Soldato di Napoleone” di Pasolini, di Fulvio Binetti

Musica. Chitarra

Fulvio Binetti dedica un omaggio a Sergio Endrigo (Pola, 15 giugno 1933 – Roma, 7 settembre 2005), artista raffinato della musica d’autore, connotato dalla poetica dolce e malinconica. Un poeta della canzone, si è detto, che ha incrociato la sua storia con i grandi della letteratura, come Pasolini di cui Endrigo ha musicato la poesia Il soldato di Napoleone, versione italiana del testo omonimo in friulano pubblicato nella raccolta del 1954 La meglio gioventù.
Fu il direttore artistico della RCA, Ennio Melis, ad avere l’idea di far collaborare Sergio Endrigo con Pasolini. Voleva che Pasolini scrivesse i testi per delle ballate che parlassero del mondo che aveva descritto nei suoi romanzi, ambientati nella Roma delle periferie, e che Endrigo li musicasse. Endrigo incontrò Pasolini e gli fece la proposta, ma il poeta gli disse di cercare tra le sue poesie friulane e di scegliere a suo piacimento. Endrigo musicò Il soldato di Napoleone che uscì nell’LP  Sergio Endrigo nel 1962.
Nel componimento, come è noto,  è narrata la storia di Vincenzo Colussi, un giovane di Casarsa, che segue l’esercito di Napoleone nella campagna di Russia e dopo alcuni mesi si trova in Polonia. Sopraggiunto l’inverno, per difendersi dal freddo, il giovane ferito squarcia il ventre del suo cavallo e si riscalda dentro le viscere dell’animale. Una ragazza ebrea, Susanna, passa di lì con suo padre, a cui chiede di salvare il giovanotto. Il soldato dichiara ben presto il suo amore alla ragazza, in un primo momento riluttante, ma dopo un po’ i due scapperanno assieme in quel di Francia.
Lo stesso Endrigo, nel libro
Sergio Endrigo. La voce dell’uomo ( Edizioni Associate, 2002), disse di avere preso la prima parte della centenaria storia dei Colussi, la famiglia materna di Pasolini, messa in versi friulani dal poeta in una sezione della  Meglio gioventù: « […] c’era già la traduzione, mi limitai a togliere qualche sillaba e ad adattarla alla metrica della musica che avevo scritto e così registrai Il soldato di Napoleone».

Sergio Endrigo, vita e canzoni di un poeta
di Fulvio Binetti

www.bintmusic.it/sergio-endrigo-vita-canzoni-poeta/ – 7 febbraio 2018

Sergio Endrigo, nato a Pola nel 1933, era di umili origini. Figlio di un cantante lirico, cominciò la carriera nei night-club di Venezia nel 1954, cantando con amici canzoni americane di Bing Crosby e Frank Sinatra. Negli anni ’60 cominciò ad incidere i primi dischi e nel panorama musicale italiano, insieme a Tenco, Paoli, Lauzi, De Andrè, Gaber, Jannacci (pianista della sua banda), rappresentò la prima generazione di “cantautori”. Parola che all’epoca non era ancora usata e che si contrapponeva alla musica allora in voga, di stampo decisamente più spensierato.
Sergio Endrigo fu insomma tra i primi artisti interpreti che si misero a scrivere testo e musica delle loro canzoni alla ricerca di una nuova via contro un certo conformismo borghese. Erano i cantanti della cosiddetta “scuola genovese”, ispirati dal jazz e dalla canzone francese e si esprimevano in modo intimo e profondo. I loro testi parlano di esperienze vissute e non hanno paura di cantare le difficoltà del vivere e delle relazioni.

Sergio Endrigo

Sergio Endrigo

Sergio Endrigo trova quindi un’autentica natura poetica grazie anche ad importanti collaborazioni con il mondo della cultura e della letteratura. È il caso dell’album La vita, amico, è l’arte dell’incontro, realizzato con il grande poeta e compositore brasiliano Vinicius de Moraes. Nel disco partecipa anche Giuseppe Ungaretti che traduce e legge alcune sue poesie. Con Rodari scrive Ci vuole un fiore, canzone capolavoro dedicata ai bambini, mentre Il soldato di Napoleone è di Pier Paolo Pasolini.
Queste frequentazioni colte paradossalmente gli varranno poi l’appellativo di “cantante intellettuale e triste”. Ma nella sua carriera non mancano certo canzoni di successo, come la stupenda Io che amo solo te che scrive nel 1962 e vende 650.000 copie in poche settimane. Tuttora è tra i suoi pezzi più suonati. Non solo i grandi nomi della musica italiana fanno a gara per reinterpretarla, ma lo stesso Ennio Morricone recentemente l’ha definita come la «più bella canzone italiana di sempre».
Sergio Endrigo partecipò nove volte al Festival di Sanremo arrivando primo, secondo e terzo. L’arca di Noè fu premiata come miglior testo, Elisa fu premio della critica, mentre vinse il Festival nel 1968 con Canzone per te. Negli anni ’70 Endrigo riscuote un grande successo anche all’estero, specialmente in Brasile, dove nel 1979 incide Exclusivamente Brasil in lingua portoghese. È un album scritto con i maggiori esponenti della tradizione musicale brasiliana: Vinicius de Moraes, Toquinho (Samba Para Endrigo) e Chico Buarque (A Rosa).
Sfiduciato e deluso da un mondo che dopo tutti quei successi lo ha dimenticato, Sergio Endrigo torna comunque nel 2004 con una raccolta di brani arrangiati per orchestra dal titolo Altre emozioni, che contiene l’omonimo brano inedito. È una sorta di testamento spirituale di un artista sensibile e raffinato che ieri, come oggi e domani, sarà sempre capace di emozionare: «Altre emozioni verranno, te lo prometto, amica mia …».
Una delle ultime sue opere è un libro contro i discografici, o forse contro tutto il sistema dei lustrini dello spettacolo, dal titolo Quanto mi dai se mi sparo (Stampa Alternativa, 2004). È la storia di un cantante che dopo tanti successi, senza sapere come e perché, cade nel dimenticatoio. Oggi il compito di ricordare la sua opera è nelle mani della figlia Claudia che da sempre si batte per ricordare la figura autentica di un grande artista con un sito biografico e molte altre iniziative. Un suo libro intitolato Sergio Endrigo, mio padre, edito da Feltrinelli,  è nelle librerie per chiunque voglia conoscere più da vicino un pezzo di storia italiana.

 

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