Libri d’Estate: “Ragazzi di vita” di PPP

Pasolini e Ninetto

Su www.accentonews.it del 18 luglio 2015, per i Libri d’Estate, Pina Antinoro si sofferma sul romanzo Ragazzi di vita di Pasolini e ne propone la lettura con una motivazione che qui riproduciamo.

Pasolini e i suoi ragazzi di vita
di Pina Antinoro

www.accentonews.it – 18 luglio 2015 

Ragazzi di vita  del 1955 è il primo romanzo pubblicato da Pasolini ed ha per oggetto il sottoproletariato giovanile romano. E’ costituito da una serie di episodi collocabili in un periodo compreso tra il 1944 e i primi anni ’50, descritto in modo realistico, attraverso l’uso del dialetto romanesco.
La coesione del romanzo è dovuta alla presenza ricorrente di alcuni personaggi, fra tutti il Riccetto, di cui si assiste il passaggio dall’adolescenza alla giovinezza. Oltre al Riccetto, il Caciotta, il Lenzetta, Alduccio, Begalone, Marcello ecc. sono privi di dinamica psicologica e presentati nel limitato repertorio del lessico di borgata e di alcuni termine del gergo della malavita. Lo scrittore riproduce fedelmente espressioni e modi di dire colti in presa diretta, riservando l’uso dell’italiano alle parti narrate. Il dialetto e il turpiloquio continuo sono il linguaggio comune dei protagonisti che immergono il lettore in un mondo primitivo, segnato da esigenze elementari senza alcuna prospettiva per il futuro.
Hanno in comune l’appartenenza a un medesimo ambiente, quello preindustriale, che vive nelle misere periferie della città eterna, e passano da un’esperienza all’altra, cercando sempre un diversivo che li sottragga allo squallore che li circonda. Accomunati da una condizione di miseria e di abbandono, sono protagonisti di episodi drammatici, comici, violenti, intrisi di vitalismo e disperazione, con continue sovrapposizioni di spregiudicatezza e pudore, violenza e bontà, brutalità e dolcezza.
Questi personaggi sono variazioni di un identico tipo umano, privato di ogni valore storico e morale eppure dotato di una candida, spontanea, cinica vitalità. Trascorrono le loro giornate in cerca di qualche sotterfugio con cui guadagnarsi da vivere o rubare qualche lira in una Roma povera, in preda alla speculazione edilizia, sulle rive del fiume dell’Aniene, sporco e inquinato, al lido di Ostia. Per loro, che soffrono la fame, “il bene e il male” sono valori relativi; la regola fondamentale cui uniformarsi sembra essere quella di mostrarsi quanto più possibile insensibili e indifferenti a tutto, ma con qualche barlume di generosità.
Non è un caso che un unico destino accomuna questi personaggi: “la morte” che come sempre, stende la sua ombra sulle vicende pasoliniane, corteggiata e amata di un torbido e si direbbe anche sensuale amore. Muore Marcellino, ferito nel crollo della sua casa; muore Amerigo, che si suicida, in un estremo atto di ribellione alla società, per sfuggire all’arresto; muore Piattoletta, in un rogo acceso per gioco. “La comare secca”, la morte, dà il titolo al capitolo conclusivo del libro: in un altro bagno nell’acqua sporca del fiume, muore il piccolo Genesio per una bravata, nel tentativo di attraversare il fiume a nuoto. Pur sapendo del pericolo che corre, non può più tirarsi indietro, così viene travolto dalla corrente. Una morte assurda, insensata come la vita giornaliera dei suoi amici. Riccetto in circostanze analoghe aveva salvato una rondine che rischiava di annegare, ma questa volta non fa nulla, guarda affogare il piccolo e come gli altri si allontana pensando solo a se stesso.
Sono ragazzi che vivono nell’ozio, rubano per campare, rischiano la galera e possono trasformarsi  in assassini. Pier Paolo Pasolini mette a nudo il problema del sottoproletariato romano ed è per questo motivo che il romanzo fu censurato.

"Ragazzi di vita" di Pier Paolo Pasolini.Copertina Garzanti

“Ragazzi di vita” di Pier Paolo Pasolini.Copertina Garzanti

Uscito nel maggio del 1955, a settembre circolava già la terza ristampa, ma al centro di questo trionfo c’erano la denuncia e il sequestro del romanzo. “[…] io ho dei figli, e non vorrei certo che il libro andasse per le loro mani”: queste le parole del presidente della corte.
Il romanzo provoca a Pasolini e al suo editore, Livio Garzanti un processo per oscenità, ma il processo viene rinviato perché i giudici non hanno letto il libro.
In difesa di Pasolini interviene il poeta Giuseppe Ungaretti, che nel 1956 non poté partecipare all’udienza per motivi famigliari, ma inviò ai giudici una lettera:

Ho letto Ragazzi di vita, e stimo sia uno dei migliori libri di prosa narrativa apparsi in questi anni in Italia. […] Questa mia convinzione l’ho dimostrata sostenendo il romanzo prima per il premio Strega, poi per il premio Viareggio, […]. Le parole messe in bocca a quei ragazzi, sono le parole che sono soliti usare e sarebbe stato, mi pare, offendere la verità farli parlare come cicisbei.

Ungaretti, si vedeva spesso nelle aule di tribunali come esperto o testimone per difendere scrittori, registi, pittori che avevano problemi con la censura o con la legge in genere.  Infine, il P.M. chiede l’assoluzione degli imputati “perché il fatto non costituisce reato”. I giudici accolgono la richiesta e dissequestrano il libro.
Ragazzi di vita è un romanzo assolutamente eccentrico, teso a riflettere il caos, affascinante per il poeta, di una vita che ha a tratti i contorni di una vasta allucinazione. All’interno delle borgate, proliferate nel primo dopoguerra come una fungaia insensata ai bordi della città, nell’afa di estati implacabili, tra odori di polvere e di erba putrida, recitano la loro parte sulla scena i campioni, in massima parte giovani, di una umanità brutale, intenta ad assecondare con furore e allegria il naturale istinto della sopravvivenza.
Il personaggio Pasolini si muove tra cronaca e cultura, divismo e umiltà, narcisismo e dolore, autocompiacimento e rabbia, protagonismo e provocazione, scandalo esibito ma anche sofferto; appare perciò al tempo stesso come figura carismatica e come bersaglio primario. E come ogni vero personaggio è amato e avversato, oggetto di devozione e di odio violento.
Pier Paolo Pasolini oltre ad essere uno scrittore era anche un uomo, un poeta, un paroliere, un provocatore, un cineasta, un filosofo, un marxista, un santo, un martire oppure, semplicemente, tutto un pezzo di cultura italiana.

 

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