In ricordo di Elsa Morante, amica di Pasolini, nata 105 anni fa

Il 18 agosto cade l’anniversario  della nascita della grande scrittrice Elsa Morante, nata in quel giorno nel 1912, e poi scomparsa il 25 novembre 1985. Fu una donna profondamente libera e poco incline al compromesso, dal temperamento impetuoso e dai giudizi netti, assoluti. Piena di amici ma in fondo profondamente solitaria, fu per molti anni la moglie Alberto Moravia e la grande amica di Pier Paolo Pasolini e Luchino Visconti. La sua scrittura si muoveva al confine tra poesia e magia, realtà e allucinazione, dando vita nei suoi meravigliosi libri a uno stile unico e indimenticabile. Per il compleanno di questa signora della letteratura italiana del Novecento, passato quasi inosservato, pubblichiamo un breve ritratto steso da Jonathan Bazzi. (angela felice)

Buon Compleanno Elsa Morante
di Jonathan Bazzi

www.gay.it – 18 agosto 2017

Segreti d’infanzia
Nacque a Roma il 18 agosto 1912, sotto il segno del Leone, figlia di una maestra di scuola ebrea e di un impiegato delle poste. Alla nascita venne però riconosciuta da Augusto Morante, il marito della madre, sorvegliante al riformatorio per minorenni. Crebbe nel quartiere popolare Testaccio e per motivi di salute non frequentò la scuola, imparò a casa a leggere a scrivere. Sin da giovanissima scrisse poesie, filastrocche, fiabe e racconti. Dopo il liceo si iscrisse all’università ma la interruppe, disse, «per conoscere la vita». Andò a vivere presto da sola, mantenendosi dando lezioni private, scrivendo tesi di laurea e pubblicando articoli e piccoli racconti su giornali e riviste, firmandosi spesso con pseudonimi maschili. Nel 1936 conobbe il grande scrittore Alberto Moravia: si sposarono nel 1941 ma la loro relazione fu tempestosa, a tratti violenta, fatta di continue separazioni e riavvicinamenti. Insieme si nascosero per mesi sulle montagne, vivendo in una capanna, per sfuggire ai fascisti. Si separeranno nel 1961, senza però mai divorziare.

Elsa Morante
Elsa Morante

I capolavori di una maga della parola
Quella della Morante è un lingua preziosa, ispirata, magnetica, portatrice di uno sguardo inconfondibile. Il primo libro di Elsa fu una raccolta di racconti giovanili, Il gioco segreto, pubblicato nel 1941. Nel 1948 uscì Menzogna e sortilegio, il grande romanzo in cui la protagonista, Elisa, alter ego della Morante, rievoca, chiusa nella sua stanza, in una sorta di delirio allucinato, la storia tragica e misteriosa della sua famiglia. Nel 1957 uscì poi L’isola di Arturo, il romanzo con cui vinse il premio Strega, che ha per protagonista un ragazzino che vive nella meravigliosa isola di Procida (Napoli), alla prese con la bellezza e il dolore delle prime esperienze di vita. Nel 1968 pubblicò Il mondo salvato dai ragazzini, una raccolta, una sorta di canzoniere, che univa poesie, testi teatrali  e favolette morali. Fu poi il tempo del grande successo internazionale: nel ’74 uscì La Storia, il romanzo dal sapore neorealista in cui si racconta la struggente storia della maestra Ida e dei suoi due amatissimi e sfortunati figli, dispersi in una sorta di moderna odissea in una Roma devastata dai bombardamenti, all’epoca della seconda guerra mondiale.

Incantesimi, madri, gatti e illusioni perdute
Il grande tema che attraversa i libri di Elsa Morante è il rapporto magico ma complicato tra immaginazione e realtà, il modo in cui sogni e speranze alterano la percezione delle cose. Anche nel contesto della guerra, del lutto o della fine di un amore, le fantasie, i sogni o spesso le allucinazioni emotive dei personaggi moltiplicano il senso di ciò che viene percepito. Elsa era ossessionata dalla domanda su come ciò che è assente – perché non c’è più o non c’è mai stato – può influenzare la realtà delle cose e questo tema fu anche alla base della sua idea di arte: «Ricordare come l’opera si è vista in uno stato di sogno, ridirla come si è vista, cercare soprattutto di ricordare. Ché forse tutto l’inventare è ricordare». Elsa per la sua lingua e le sue storie traeva spunto, oltre che ovviamente dalla sua stessa vita, dai racconti popolari, dalle superstizioni, dalle dicerie e dalle leggende di paese, ma anche dalle grandi narrazioni spirituali e religiose, dai simboli, dalle allegorie, dall’esoterico. La figura della maga, della fattucchiera, dell’incantatrice abile e bugiarda ricorre spesso nei suoi libri, innanzitutto come personaggio ma in fin dei conti un po’ come auto-rappresentazione di se stessa. L’amore per Elsa è sortilegio, condizione sublime ma dolorosa, è l’impossibilità di afferrare l’amato, che fugge, o resta troppo poco, ma lascia i suoi segni sulla mente dell’amante, che spesso impazzisce o muore di dolore. E lo stesso vale per l’amore materno: tante sono infatti le madri dei romanzi della Morante, madri di una maternità complicata e simbolica. Madri mitiche, bellissime, leggendarie eppure sempre in qualche modo altere, sprezzanti, troppo prese da se stesse o dagli eventi, troppo fragili per poter salvare i figli o almeno proteggerli dalla ripetizione degli stessi loro errori. Molti anche gli animali che affollano i romanzi della Morante, animali pensanti o almeno apparentemente tali, figure incantate, che spesso sentono e capiscono più degli esseri umani. Presenze completamente affettive, delicate, commuoventi, come il gatto Alvaro di Menzogna e sortilegio o i cani che compaiono ne La Storia.

Elsa Morante in "Accattone" (1961) di Pasolini nei panni di una detenuta
Elsa Morante in “Accattone” (1961) di Pasolini nei panni di una detenuta

Pasolini e il cinema
Elsa Morante ebbe molte amicizie importanti: radunò attorno a sé un gruppo un scrittori e artisti con cui condivideva la vita e l’attività creativa. Oltre al sodalizio sentimentale e esistenziale con Moravia, Elsa ebbe una relazione ambigua e tormentata con Luchino Visconti, di cui probabilmente fu innamorata. Amicizia fondamentale fu poi quella con Pier Paolo Pasolini: i due si conobbero verso la metà degli anni ’50 e si frequentarono assiduamente, organizzando anche viaggi insieme, come quello memorabile nel ’61 in India. Elsa amava molto il cinema e la vicinanza di Pasolini le consentì di coltivare a lungo questa sua passione. Aveva già scritto alcuni progetti con Alberto Lattuada e con Franco Zeffirelli e aveva cominciato a tenere in radio una rubrica di critica cinematografica. Da amica di Pasolini, seguì da vicino il suo lavoro cinematografico: comparve in un breve cameo in Accattone del 1961 e lo seguì sui set dei film degli anni ’60. Grande appassionata di musica (amava moltissimo Mozart, ad esempio) curò le colonne sonore di alcuni dei capolavori pasoliniani, Il Vangelo secondo Matteo e Medea. Inoltre i suoi stessi romanzi a volte sono diventati dei film: L’isola di Arturo, nel 1962, fu diretto da Damiano Damiani, mentre La Storia divenne uno sceneggiato tv nel 1986, diretto da Luigi Comencini, con Claudia Cardinale nel ruolo della maestra Ida.

La triste fine di una guerriera della bellezza
La storia di Elsa Morante ebbe una fine solitaria e dolorosa. Incapace di accettare la vecchiaia e la trasformazione fisica, Elsa Morante si allontanò progressivamente dal mondo. L’orrore per la trasformazione fisica segnò gli ultimi, dolorosi anni della sua vita, tra continui ricoveri, isolamento quasi totale e alcuni gesti estremi. Morì d’infarto e fu sepolta con una camicia da notte acquistata nello Yucatan, molto colorata. L’atmosfera cupa dei suoi ultimi anni si trova suggestivamente condensata nel suo ultimo romanzo, Aracoeli, del 1982, in cui si racconta l’amore tormentato di un figlio per la madre, una donna di origini andaluse, inquieta e scandalosa, e il rimpianto di quest’uomo per la sua infanzia paradisiaca, vissuta in simbiosi con l’indimenticabile figura materna.