Il primo incontro tra Giovanna Marini e PPP, di Tolentino Mendonça

"Stendalì" (1960) di Cecilia Mangini

Su l’”Avvenire” del 4 febbraio 2016 il religioso Tolentino Mendonça, poeti tra i più alti della letteratura portoghese contemporanea, rievoca e commenta l’episodio del decisivo incontro, negli anni Cinquanta, tra la musicista Giovanna Marini, poi impareggiabile maestra del canto popolare, e Pier Paolo Pasolini, che tra i primi la iniziò alla conoscenza della cultura orale.

La musicista di Bach, Pasolini e le parole dell’anima
di Tolentino Mendonça

www.avvenire.it  – 4 febbraio 2016

La musicista Giovanna Marini racconta in modo delizioso la circostanza in cui incontrò Pier Paolo Pasolini. Correva l’anno 1958. Una delle sue attività di sopravvivenza consisteva nel suonare la chitarra nelle case dell’intellighenzia romana. Giovanna ricorda che una sera osservò l’ambiente – era un appartamento nelle vicinanze di Piazza di Spagna – e si disse tra sé e sé: «Qui ci deve stare bene Bach». Suonò per ore, come faceva abitualmente, senza la minima speranza di essere ascoltata. La musica serviva da sottofondo a chiacchiere da salotto, sempre un po’ frivole, o al tintinnio dei bicchieri.
Quando a un certo punto alzò la testa, notò con meraviglia che c’era un uomo vicino a lei, con il capo leggermente inclinato, ad ascoltarla attentamente. Riprese allora a suonare con rinnovato ardore. Finché l’uomo non le domandò: «Ma non ti fermi mai?». E lei: «È il mio lavoro. Posso andare avanti tutta la notte, se necessario». Lui continua ad ascoltarla e, qualche minuto dopo, le propone: «E se tu cantassi qualcosa?». «Ecco, sempre così – pensa lei –. Io suono Bach e spunta un cretino a chiedermi di canterellare un’atroce canzonetta qualsiasi». Neppure si dà la pena di rispondergli. Di lì a poco, è l’uomo che si mette a cantare. Giovanna Marini lo complimenta: «Ma bravo, riesce anche a cantare intonato. E da quale libro ha preso questa canzone?». L’uomo riflette, apre la bocca come per rispondere, la chiude di nuovo e continua a pensare. Alla fine dice, ma con un bel sorriso: «Guarda che le canzoni non stanno dentro i libri». La musicista reagisce: «Ah no? Allora senta questa». E attacca un canto del Laudario di Cortona affrettandosi a dichiararne la provenienza. L’uomo sospira: «Certo, ma prima di stare nei libri era cantato per le strade e sulle piazze, perché è cultura orale».
Cultura orale? Lei aveva da poco concluso i suoi studi rigorosamente classici e non aveva idea di cosa ciò volesse dire. Ma quell’uomo rimase là per il resto della notte. Conversava, si spiegava con pazienza, chiamava gli altri invitati, cantavano assieme.
Prima di stare nei libri, nei quadri, nei film, le parole hanno preso dimora nel nostro corpo; sono circolate occulte in altre dimensioni e linguaggi; hanno testimoniato in silenzio ciò che esiste in noi, e nel segreto di noi, nell’attesa di essere detto. Prima di essere mostrate da questo dispositivo di rivelazione che è l’arte, le parole ci appartenevano già. Anche per questo le riconosciamo come rilevanti, così vulnerabilmente vicine quando poi le vediamo, udiamo e leggiamo.
Mi sono ricordato di questo episodio a motivo di un dialogo di Ingmar Bergman in Scene da un matrimonio. Per tutto il film, che mette in scena il divorzio della coppia Marianne-Johan, la riconciliazione pare possibile, pare dipendere solo da una piccola parola, da un gesto, per quanto minimo; ma solo nel finale, quando tutte le recriminazioni si sono esaurite, sorge per loro l’opportunità di rincontrarsi. E in qualche parte del mondo, nel pieno della sua notte, Johan dice: «Ti dirò una cosa ancora più ovvia. Noi non siamo che analfabeti dal punto di vista sentimentale. Ci hanno insegnato tutto, sull’anatomia, sull’agricoltura in Africa, che la somma dei quadrati costruiti sui cateti è uguale al quadrato costruito sull’ipotenusa… eccetera eccetera; ma non ci hanno insegnato una sola parola sulla nostra anima». Riguardo alla stesura della sceneggiatura il regista svedese avrebbe poi detto: «Ho impiegato tre mesi a scrivere questo film. Ma mi è costato l’esperienza di una vita intera».

Tolentino Mendonça

Tolentino Mendonça

 

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