Addio a Gian Vittorio Baldi, produttore di “Porcile”

"Porcile"

A giorni di distanza dalla sua scomparsa, avvenuta a Faenza lunedì 23 marzo 2015, dedichiamo un ricordo a Gian Vittorio Baldi, maestro anomalo del cinema italiano del ‘900, regista indipendente, estraneo alle dinamiche dell’industria cinematografica tradizionale, e soprattutto coraggioso produttore e collaboratore di grandi maestri della settima arte. Tra questi anche Pasolini, di cui Baldi produsse Porcile e Appunti per un’Orestiade africana.  Qui di seguito due ritratti ripresi dalla stampa quotidiana del 24 e 25 marzo.

www.repubblica.it – 24 marzo 2015

Protagonista di stagioni battagliere del cinema italiano, regista e audace produttore (tra i titoli prodotti, Porcile di Pier Paolo Pasolini e L’amore coniugale, film della scrittrice Dacia Maraini, girato negli anni più intensi delle lotte femministe), è scomparso ieri sera a Faenza (Ravenna) Gian Vittorio Baldi. Nato a Bologna nel 1930, si segnalò alla regia nel 1958 soprattutto con il cortometraggio Il pianto delle zitelle, premio speciale della Giuria alla Biennale di Venezia. Di qui Baldi – viene ricordato dalla Cineteca di Bologna – ha sviluppato la sua prospettiva cinematografica, specializzando il proprio sguardo sui temi più duri della realtà sociale. È stato pioniere di un nuovo cinema documentario italiano a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta. Ha parlato di povertà, di emigrazione, di sofferenza.
La Cineteca di Bologna ha sempre cercato negli anni di valorizzare l’opera – viene sottolineato – di questo caparbio indipendente del cinema italiano: il suo fondo di film è conservato negli archivi della Cineteca, che ha recuperato e pubblicato il suo film-manifesto, Fuoco! (girato nel 1968, racconto di una tragedia sociale e familiare che nasce dallo sparo di un disoccupato contro la statua della Madonna, durante una processione) e ha restaurato Porcile, uno dei capolavori dimenticati di Pier Paolo Pasolini, prodotto con coraggio da Gian Vittorio Baldi.
La storia che lega un grande indipendente del cinema italiano come Gian Vittorio Baldi a Pier Paolo Pasolini non è fatta solo di vicinanza intellettuale e vissuto professionale (Baldi ha prodotto Porcile e Appunti per un’Orestiade africana): c’è anche un film, L’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Natale, diretto da Baldi nel 1975, che fece profonda impressione sul Pasolini in procinto di realizzare Salò: nel cupo inverno del 1944, tre repubblichini sequestrano una corriera, per poi derubare e trucidare i passeggeri (donne e bambini compresi), come in un lager. Pasolini sarebbe rimasto colpito proprio dalla dimensione claustrofobica e ossessiva delle atrocità evocate dalla pellicola, ambientata nella campagna emiliana.
Baldi non ha mai voluto fermarsi, né andare in pensione. A più di ottant’anni è andato a girare un film in Brasile fra mille difficoltà. Fino all’ultimo ha lavorato ad organizzare seminari e lezioni di cinema per le giovani generazioni, in particolare attraverso l’International Film Academy da lui creata e capace di portare a Bologna docenti come Bernardo Bertolucci e Abbas Kiarostami.

Pasolini e Gian Vittorio Baldi, al tempo di "Porcile" (1968-69)

Pasolini e Gian Vittorio Baldi, al tempo di “Porcile” (1969)

www.farefilm.it – 25 marzo 2015

Il cinema italiano piange uno dei suoi artisti più importanti ma forse meno noti, Gian Vittorio Baldi. Nato a Bologna nel 1930,  l’esordio nel lungometraggio avviene nel ’62, anno di Luciano, seppur la notorietà arriverà solamente qualche anno dopo grazie a quello che è considerato il suo film manifesto, Fuoco!, in concorso per il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia in quella stagione fatidica che fu il 1968. Nel corso della sua lunga carriera, ha sempre vissuto da totale regista indipendente, autofinanziandosi i film, ma questo non gli impedì di portare alcune delle proprie pellicole fino ai più importanti festival esteri: La notte dei fiori, dramma dagli agguati thriller targato 1971, fu presentato al Festival di Chicago, mentre il suo cortometraggio del 1960, La casa delle vedove, trionfò a Venezia. Eppure, ancora più importante è forse la sua carriera come produttore cinematografico, che l’ha portato a collaborare con alcuni dei più importanti maestri della settima arte: pensiamo a Pier Paolo Pasolini (Porcile e Appunti per un’Orestiade africana), Robert Bresson (Quattro notti di un sognatore), Jean-Luc Godard (Vento dell’est) e  Daniele Huillet / Jean-Marie Straub (Cronaca di Anna Magdalena Bach).
Baldi aveva una passione e un talento che non poteva certamente non condividere con i giovani: così, chiamato da Adelio Ferrero in persona, per qualche anno ha collaborato al Dams di Bologna, insegnando filmologia e scrivendo il saggio Il linguaggio espressivo del suono e il commento musicale nell’opera cinematografica, poi distribuito nel 1978 da Valgimigli Editore. A questo seguì la fondazione di una piccola scuola di cinema a Faenza, posto in cui passò i suoi ultimi giorni fino alla morte, ma non prima di aver pubblicato Varianze (ed. Mobydick), raccolta di 9 racconti brevi. Insomma, un artista totale Baldi, come  quelli che hanno abbracciato molteplici forme d’espressione mantenendo sempre un fortissimo rigore di libertà. Oggi, autori come lui non esistono probabilmente più, ed è anche e soprattutto per questo che sentiremo fortemente la sua mancanza. Alle future generazioni, il compito di tenere fede ai suoi preziosi insegnamenti. (Pierre Hombrebueno)

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