Motto Academiuta di lenga furlana (disegno di Federico De Rocco)

Il 18 febbraio 1945 Pasolini e gli amici, lettori appassionati di Graziadio Isaia Ascoli, che aveva rivendicato l’autonomia linguistica del friulano, fondano l’Academiuta di lenga furlana, una sorta di rustico salotto letterario, che si propone la valorizzazione del friulano, con l’intento di conferire dignità linguistica e letteraria a una tradizione vernacola esclusivamente orale. Le prime riunioni dell’Academiuta si svolgono la domenica pomeriggio, a Versuta. Alla lettura di testi di poesia, tra i quali anche versi scritti dai giovani accademici e da Pasolini stesso, segue l’ascolto di brani musicali, suonati dalla violinista Pina Kalc, e poi ricche e piacevoli discussioni. Pier Paolo, grazie alla sua naturale eloquenza, guida gli incontri. I due “Stroligùt di cà da l’aga” del 1944 (aprile e agosto)  sono testimonianze anticipate delle attività dell’Academiuta e i collaboratori di quei due fascicoli, Cesare Bortotto, Riccardo Castellani, Nico Naldini, Federico De Rocco, Pina Kalc, Virgilio Tramontin, ai quali si uniscono alcuni allievi della scuola pasoliniana, divengono i membri dell’associazione.
Nell’agosto dello stesso anno esce lo “Stroligut”, n.1, prima pubblicazione ufficiale, che presenta un formato diverso rispetto ai precedenti, e che, sotto la testata, porta lo stemma della neonata Academiuta, il cespo di ardjlut disegnato dall’amico pittore De Rocco, e la divisa O cristian Furlanut plen di veça salut (O cristiano piccolo friulano pieno di antica salute). Apre il sommario l’atto costitutivo dell’Academiuta:

Il Friuli si unisce, con la sua sterile storia, e il suo innocente, trepido desiderio di poesia, alla Provenza, alla Catalogna, ai Grigioni, alla Rumenia, e a tutte le Piccole Patrie di lingua romanza. L’Academiuta ha una storia brevissima.

Nel numero successivo dello «Stroligut», il n. 2 dell’aprile 1946, Pasolini spiega che:

Nell’epigrafe dell’Academiuta «cristiàn» è chiamato il friulano (furlanùt, l’affettuoso diminutivo), come lingua rimasta intera presso le origini del “cristiano”, quando la nuova religione albeggiava sull’Europa insieme al romanzo. E «plen di veça salut» può essere attributo di quella favella le cui parole, udite dalla viva voce, trasportano con sé in un paesaggio simile a questo, ma al di là di dieci secoli, in un’epoca inconsumata della coscienza, quando simili parole, sia nel latino argenteo sia nella zona ignota del preromanzo, indicavano cose e fatti di una verginità sicura, investiti dalla recentissima religione. L’isola linguistica non serba dunque solo i caratteri arcaici della lingua come dato fisiologico, ma quando quest’isola si collochi nel tempo oltre che nello spazio, ne serba la forma interiore.

Lo sperimentalismo pasoliniano nasce così dall’incontro tra un forte impulso creativo e l’intento di accogliere e fare proprio, poeticamente, uno sfondo storico collettivo e personale. Un compito che la sofferenza per la morte atroce del fratello Guido rende ancora più urgente e necessario, insieme con l’esigenza di prendere parte alla vita politica.
Da ricordare che i cinque numeri delle riviste, nate tra il 1944 e il 1947 a ridosso dell’esperienza dell’Academiuta, sono editi in copia anastatica nel volume L’Academiuta friulana e le sue riviste, a cura di Nico Naldini, per i tipi dell’editore Neri Pozza (Vicenza 1994).

Manifesto del primo spettacolo dell’Academiuta di lenga furlana