Esempi di manifesti politici, vergati a mano ed affissi sotto la Loggia di San Giovanni.

Per il Friuli gli ultimi anni Quaranta sono anni difficili: da un lato le minacce dell’annessionismo jugoslavo, dall’altro i residui della retorica fascista rendevano confuse le tesi di coloro che si battevano per l’autonomia friulana. Pier Paolo nel 1947 è impegnato politicamente: inizialmente prende parte al Movimento Popolare per l’Autonomia Friulana dal quale però si discosta in un secondo momento, per le sopravvenute tendenze pragmatiche e filodemocristiane del Movimento. Matura in Pasolini l’adesione al Partito Comunista Italiano. Nella scelta comunista è decisiva la sensibilità per il mondo popolare che proprio negli anni del dopoguerra si consolida e si arricchisce. Le circostanze della morte del fratello Guido rappresentano invece una difficoltà da superare, pur essendo Pier Paolo convinto che l’episodio di Porzùs sia stato un evento eccezionale. Egli vede il comunismo come l’unica via per una nuova cultura, fondata sui valori umanistici e sull’interpretazione morale dell’esistenza. Si avvicina al PCI iniziando a collaborare con il settimanale del partito «Lotta e lavoro» e iscrivendosi alla sezione di San Giovanni di Casarsa, di cui divenne il segretario. Sulla piccola piazza di San Giovanni c’è una Loggia del XIV secolo, in stile veneto. Questo edificio è strettamente legato all’impegno politico di Pier Paolo, che qui fa affiggere i manifesti murali, da lui stesso ispirati: sono testi di polemica politica scritti in italiano e in friulano, che gli procurano molte inimicizie in un ambiente a forte predominanza cattolica e conservatrice. I manifesti sono in parte conservati nell’archivio di Casarsa e sono ora esposti nella sala dedicata all’impegno politico del poeta durante il periodo friulano della sua vita.

L’ANIMA NERA
Se esia duta sta pulitica ch’a fan i predis cuntra di nualtris puares? A saressin lour cha varesin da vei il nustri stes penseir; a ni par che i nustri sintimins a sedin abastanza cristians! Sers democristians a si fan di maraveja se i Comunisc a van a Messa quant che i comunisc a podaressin fasì a mondi di pì maraveja par jodi chei democristians ch’a van a Messa cu l’anima nera coma il ciarbon.

Testo in friulano di uno dei manifesti politici, databili al 1948-49 e oggi conservati presso il Centro Studi di Casarsa

Traduzione:

L’ANIMA NERA
Che cos’è tutta questa politica che fanno i preti contro noi poveri? Dovrebbero essere loro ad avere il nostro stesso pensiero; ci sembra che i nostri sentimenti siano abbastanza cristiani! Certi democristiani si meravigliano se i Comunisti vanno a Messa quando i comunisti potrebbero meravigliarsi di più a vedere quei democristiani che vanno a Messa con l’anima nera come il carbone.

I murali sono databili alla primavera e all’estate del 1949. Pasolini si esprime scrivendo con la lingua del popolo e questo rappresenta di per sé uno scandalo: gli intellettuali comunisti friulani (che invece non si servono del dialetto) vedono in questa scelta linguistica una sorta di disinteresse per il realismo socialista e una conseguente attenzione per il mondo borghese. Questo periodo di militanza comunista è l’unico che vede Pasolini impegnato attivamente nella lotta politica. Gli idilliaci anni friulani di Pasolini stanno volgendo al termine, verso una conclusione drammatica alla quale anche queste polemiche, “politiche e furlane”, hanno avuto parte.

Esempi di manifesti politici, vergati a mano ed affissi sotto la Loggia di San Giovanni. A testimonianza dell’impegno di Pasolini anche sul fronte della pace, al cui Congresso Mondiale di Parigi egli partecipò nel maggio 1949.