Al di là della stazione, percorso il lungo e squallido viale dal linguaggio franco che unisce i due paesi, si entra in San Giovanni. Che allegrezza, se non sempre espressa, certo sempre sospesa nell’aria di San Giovanni! Che possibilità continua di incontri fortunati con compagnie propense ai più caldi cameratismi! Ci sono certe sere d’estate in cui, dopo aver attraversato tre o quattro paesi in bicicletta, accade di passare per San Giovanni e di sentirvi in tutta la sua serena estensione di luci, di canti a mezza voce, di rumori perduti nelle loro vibratili risonanze dentro un’atmosfera di polvere, di rugiada, il genio dell’estate paesana.

P.P. Pasolini, I parlanti, «Botteghe oscure», 1951, ora in Romanzi e racconti, Milano, 1998, vol. II, p. 182

La piazza di San Giovanni raccoglie due strade: una porta al Borgo Runcis, l’altra a San Vito, scenari reali delle vicende narrate in Romans, breve romanzo friulano rimasto incompiuto, e ne Il sogno di una cosa, terzo esperimento narrativo, composto negli anni 1948-1950 e dato alle stampe nel 1962. In questi anni e in questi luoghi trovano piena realizzazione anche altri due romanzi di ambiente friulano scritti da Pasolini tra il 1947 e il 1950 e usciti postumi nel 1982: Atti impuri e Amado mio. La prima scrittura in prosa di Pasolini, da cui derivano Amado mio e Atti impuri, è prevalentemente diaristica, ne sono dimostrazione concreta le celebri pagine dei Quaderni rossi, stese in Friuli fra l’estate del 1946 e l’autunno del 1947, in cui, al diario vero e proprio, si alternano ricordi che risalgono alla prima infanzia. I Quaderni rossi nascono dall’immediatezza del pensiero e dalla spontaneità della parola, con spazi lasciati in bianco in attesa dell’espressione adeguata. I due primi romanzi costituiscono quindi una rielaborazione di questi quaderni autografi in una struttura narrativa in cui la prima persona si fa personaggio del romanzo.