CONZÈIT
Romài essi lontàns a val,
Friul, essi scunussùs. A par
il timp dal nustri amoùr un mar
lustri e muàrt.
In ta la lus la to part
a è finida, no ài scur tal sen
par tignì la to ombrena.

P.P. Pasolini, La meglio gioventù (1954), ora in Tutte le poesie, Milano, 2003, vol. I, p. 101

Traduzione:

CONGEDO. Ormai essere lontani, Friuli, vale essere sconosciuti. Pare il tempo del nostro amore un mare lucido e morto. Nella luce la tua parte è finita, non ho buio nel petto per tenere la tua ombra.

Il 30 settembre 1949, a Ramuscello, una località non lontana da San Giovanni, durante una delle tradizionali feste estive paesane, Pier Paolo conosce tre ragazzi, con cui trascorre la serata; il giorno dopo, a causa di una leggera lite, i tre ragazzi si rinfacciano quanto accaduto la sera precedente e qualcuno decide di informare i carabinieri. Il 22 ottobre, dopo varie indagini, Pier Paolo Pasolini viene denunciato per corruzione di minorenni e atti osceni in luogo pubblico. La stampa locale e nazionale divulga la notizia che in breve tempo assume i toni dello scandalo. È un periodo di contrapposizioni molto offensive tra la sinistra e la DC: è la guerra fredda e Pasolini, per la sua posizione di intellettuale comunista e anticlericale, rappresenta un bersaglio molto scoperto. Pier Paolo è apparentemente tranquillo, ad accrescere e a drammatizzare la situazione sono i rappresentanti del PCI che, prima di accertare la veridicità delle accuse, decidono di espellerlo dal partito: è il 26 ottobre 1949.

ESPULSO DAL PCI IL POETA PASOLINI

«La federazione del PCI di Pordenone ha deliberato in data 26 ottobre l’espulsione dal partito del Dott. Pier Paolo Pasolini di Casarsa per indegnità morale.Prendiamo spunto dai fatti che hanno determinato un grave provvedimento disciplinare a carico del poeta Pasolini per denunciare ancora una volta le deleterie influenze di certe correnti ideologiche e filosofiche dei vari Gide, Sartre e di altrettanto decantati poeti e letterati, che si vogliono atteggiare a progressisti, ma che in realtà raccolgono i più deleteri aspetti della generazione borghese».

A tali accuse mosse dalla Federazione di Udine, Pasolini risponde:

Malgrado voi, resto e resterò comunista, nel senso più autentico di questa parola.

Lettera di P.P. Pasolini a Ferdinando Mautino, da Casarsa 31 ottobre 1949 (timbro postale), in Lettere 1940-1954, Torino, 1986, p. 368

Come se non bastasse, non gli viene data nemmeno la possibilità di continuare ad insegnare nella scuola di Valvasone. Rimane dunque solo, senza lavoro e con una situazione aggravata per l’acuirsi dei contrasti con il padre, che ora trova nella conclamata omosessualità del figlio il bersaglio privilegiato. Il 28 gennaio 1950 Pier Paolo e l’inseparabile madre Susanna decidono di partire segretamente per Roma: il Friuli e Casarsa stanno mostrando un nuovo volto, l’innocenza dei primi tempi e delle prime scoperte diventa pregiudizio, accusa. In quel luogo assoluto dell’universo non è più possibile vivere con tranquillità e spensieratezza.

Fuggii con mia madre e una valigia e un po’ di gioie che risultarono false, su un treno lento come un merci, per la pianura friulana coperta da un leggero e duro strato di neve. Andavamo verso Roma. Avevamo dunque, abbandonato mio padre accanto a una stufetta di poveri, col suo vecchio pastrano militare e le sue orrende furie di malato di cirrosi e sindromi paranoidee. Ho vissuto quella pagina di romanzo, l’unica della mia vita: per il resto, che volete, son vissuto dentro una lirica come ogni ossesso.

P.P. Pasolini, Il poeta delle ceneri (1966-67), ora in Tutte le poesie, Milano, 2003, vol. II, p. 1265