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Il Centro Studi-Archivio Pier Paolo Pasolini della Fondazione Cineteca di Bologna segnala la bella iniziativa della rassegna promossa dall’IBC  Dove abitano le parole, che nel territorio dell’Emilia-Romagna mira a far conoscere le case e  le geografie legate agli scrittori della regione. Tra questi, immancabile, Pier Paolo Pasolini, che nacque a Bologna e alla città delle due torri fu legato da un complesso rapporto. Ne parlerà Roberto Chiesi, responsabile del Centro studi bolognese, in un incontro che si terrà sabato 27 maggio 2017, alle ore 17, alla Biblioteca Salaborsa di Piazza del Nettuno 3. Titolo della manifestazione è “Pier Paolo Pasolini e Bologna.L’immagine primaria”.


Franco Citti e Ninetto Davoli sotto i portici di Bologna, in "Edipo re" (1967)

Franco Citti e Ninetto Davoli sotto i portici di Bologna, in “Edipo re” (1967)

Dal 26 maggio 2017 l’IBC, Istituto per i beni artistici culturali e naturali, presenta Dove abitano le parole, la rassegna che invita a scoprire le case e i luoghi degli scrittori in Emilia-Romagna, da Ludovico Ariosto a Giovanni Pascoli, da Giosuè Carducci a Marino Moretti, da Matteo Maria Boiardo a Grazia Cherchi. Scrittori di cui ci resta l’eredità culturale, ma spesso anche l’eredità tangibile rappresentata da una casa – la loro casa – che conserva arredi, oggetti, memorie. Gli autori di cui si parlerà nel fine settimana dal 26 al 28 maggio sono quarantatre, con eventi distribuiti su tutto il territorio regionale e gli interventi di studiosi quali Marco Veglia, Cecilia Bello, Marco Antonio Bazzocchi e altri.
Fra gli autori più importanti del ‘900, Pier Paolo Pasolini – nato a Bologna nel 1922 – sarà protagonista dell’incontro Pier Paolo Pasolini e Bologna. L’immagine primaria, sabato 27 maggio ore 17, alla Biblioteca Salaborsa in piazza del Nettuno 3 (Bologna), dove  Roberto Chiesi, responsabile del Centro Studi – Archivio Pier Paolo Pasolini di Bologna, terrà una conferenza e l’attore Nicola Bortolotti leggerà alcune pagine del poeta-regista.
Con queste parole Pasolini rievocava nel 1971 la sua giovinezza a Bologna e il Portico della morte, luogo di appassionate scoperte culturali: «il meraviglioso luogo della mia vita… forse il più bel posto… il più bel ricordo della mia vita… Il Portico della Morte mi ricorda L’idiota di Dostoevskij, mi ricorda il Macbeth di Shakespeare, mi ricorda tutti i miei primi libri. Ed è stato bellissimo, perché non si legge mai più, in tutta la vita, con la gioia con cui si leggeva allora».
In una lettera all’amico degli anni bolognesi, Luciano Serra, il poeta scriveva: «Più passa il tempo, più si deposita nel fondo torbido, chiara e felice, la vita bolognese: e ho forti nostalgie. Parlare di tutto questo per lettera è ormai impossibile, perché c’è tutto un discorso da ricominciare». Bologna fu l’unica città della sua esistenza che Pasolini volle filmare con la sua identità reale nell’autobiografia reinventata e visionaria di Edipo re (1967) e ne esaltò la bellezza in più occasioni: «Cos’ha Bologna che è così bella? L’inverno col sole e la neve, l’aria barbaricamente azzurra sul cotto. Dopo Venezia, Bologna è la più bella città d’Italia, questo spero sia noto» (Una giornata a Bologna, “Tempo”, n.9, 1° marzo 1969).
Nel 1975, parlando dell’anomalia di una città  «comunista e consumista», che da un lato lo affascinava e dall’altro gli appariva estranea, ventilò anche il desiderio di trasferirvi la propria residenza: «Sei perciò tentato di stabilirti qui, di lavorare qui, di abitare magari nella casa di via Zamboni dove sei nato [in realtà, via Borgonuovo,  ndc] o in quella di via Nosadella dove hai passato l’adolescenza e scritto i tuoi primi versi. Ma lo stesso fenomeno – cioè il fatto che io sia una terra separata, un’isola – che tende a trattenerti qui, ti respinge quasi spaventato nei luoghi non privilegiati dalla mia felicità».
Analizzando le “immagini primarie” racchiuse e dissimulate nelle descrizioni di un incubo che Pasolini raccontò in un’intervista del 1971, Chiesi parlerà del complesso e contraddittorio rapporto dello scrittore-regista con la sua città natale, «riemersa dal cotto del Trecento e non scomparsa ancora nel cemento».
L’evento, a ingresso libero,  è organizzato in collaborazione con Emilia Romagna Teatro- Fondazione Arena del Sole.

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