Il libro della madre di Pasolini, di Ferdinando Camon

Sulle pagine di «Tuttolibri» Ferdinando Camon “recensisce” Il film dei miei ricordi (a cura di Graziella Chiarcossi, Archinto editore, 2010), il diario familiare di Susanna Colussi, madre di Pier Paolo Pasolini (presentato al Centro Studi di Casarsa della Delizia nel febbraio 2011); le storie dei componenti della famiglia Colussi divengono La Storia, fra affabulazione, ricordo e le pieghe di un rapporto madre-figlio assoluto e totalizzante.

Il libro della madre di Pasolini

di Ferdinando Camon
da «Tuttolibri», inserto de «La Stampa», 4 dicembre 2010

Per onestà, avverto il lettore che la mia lettura di questo libro non può essere imperturbata e serena, perché troppi ricordi mi riportano all’autrice. Di lei so troppe cose, che un lettore normale non sa. L’autrice è la madre di Pier Paolo Pasolini. Quindi l’ho vista più volte, a casa sua all’Eur. Io parlavo con Pier Paolo e lei stava di là, silenziosa, discreta ma incombente. Pier Paolo le aveva dedicato una poesia, bellissima, intitolata A mia madre, in cui con sorprendente lucidità (in lui, che aveva fatto solo 7-8 sedute di analisi con Musatti, poi si ritirò: troppa sofferenza), mostra di capire che la fonte della sua omosessualità stava in sua madre: troppo amata, per poter amare un’altra donna, troppo intoccabile, per poter toccare una donna. Pasolini è sepolto a Casarsa, a un’ora d’auto da casa mia.
Una volta ero lì, alla sua tomba, ed arrivò un ragazzo con un libro e uno sgabello: si sedette accanto a Pier Paolo (che sta insieme con la madre, fianco a fianco, in una “tomba coniugale”), e a mezza voce lesse tutta A mia madre. Ho pensato: un altro omosessuale che spiega alla propria madre l’origine della propria omosessualità.
Girando il film Il Vangelo secondo Matteo, Pier Paolo aveva bisogno di una Madonna che piange ai piedi del figlio crocifisso, e scelse sua madre dicendole: «Piangi come quando hai visto tuo figlio partigiano ucciso». Susanna pianse un pianto incontenibile, sorretta per le braccia, a destra e a sinistra. Qui c’è un coacervo di significati che nessuna critica ha mai tirato fuori: la madre del fratello come la madre di Cristo? Il figlio come Gesù Cristo? Come poteva il figlio Pier Paolo rinnovare un dolore così totale per un film? Io vidi il film a Padova, Franco Fortini lo vide a Firenze, ci telefonammo, e Fortini mi disse che era uscito prima della fine: non aveva retto all’angoscia. Ora, ecco qui un libro, “il” libro della madre. La madre valeva questo amore? Chi è Susanna? È possibile capire che madre, che donna era, vedendo che autrice è?
Vedendo il libro, noi vediamo qualcosa che Pasolini non ha mai visto. Questo libro infatti riunisce 21 quaderni da quinta elementare, scritti a penna (quella col pennino, che s’intingeva nel calamaio), in cui Susanna racconta la stirpe dei Colussi (suo cognome da nubile), per circa un secolo, dal tempo di Napoleone fino alla gioventù sua e dei suoi fratelli. I quaderni sono adesso pubblicati a cura di Graziella Chiarcossi, nipote di Pier Paolo, affezionata e scrupolosa custode della sua memoria. Vorrebbero essere storia. Ma Susanna fa storia come Erodoto: tutto quello che viene a sapere è storia. Nella civiltà contadina funziona così, tutto quello che si tramanda a voce è nostro ed è verità, quello che sta scritto è degli altri ed è inganno.
Susanna è una affabulatrice portentosa. Comincia dalla vita di Visèns (Vincenzo), che nel paesetto di Casarsa (centro di tutta l’epopea, a sradicarsene definitivamente sarà Pier Paolo) si sentiva morire: diventa ragazzo, il padre gli regala un cavallo, con quel cavallo si presenta all’esercito di Napoleone, accampato in Lombardia, e viene arruolato come dragone (eran tutti alti, questi Colussi, ma allora da dove vien fuori Pier Paolo?). Parte per la campagna di Russia, 1812. Napoleone è sconfitto. Visèns fa parte della cavalleria sbaragliata, nella fuga si perde, resta solo in un deserto di neve, è ferito, prima di svenire ammazza il cavallo, lo sventra con la spada, e si nasconde nella sua pancia. È l’apice del mito. Visèns è il personaggio più memorabile rievocato-reinventato da Susanna (che usa i racconti della nonna). Passa di lì una slitta, sopra c’è una ragazza che deve sposarsi entro la settimana, con un uomo ricco che lei non ama, vede il cavallo stramazzato, lei col padre tira fuori Visèns, e insomma facciamola breve: i due si amano, scappano in Italia, nel viaggio si sposano, e da loro discendono altri personaggi successivi.
I protagonisti sono Visèns, Beputi, Cenci, un altro Beputi (Beppino), Minuti (Domenico), Centin. Le loro storie oscillano fra la distilleria dei Colussi a Casarsa, e le fughe in Piemonte, a Roma, in California. Susanna ama più di tutti l’ultimo, Centin. Che, generoso scialacquatore, facile preda di donne “perdute”, sparisce in California e non sappiano che ne sarà di lui. Finito il libro avventurosissimo, ti domandi: “E poi?”. Non vorresti mai che finisse. Sì, c’è qualche vena retorica, qualche romanticheria, ma se a sentire queste storie tu, lettore qualsiasi, resti legato, come può sentirsi (mettiamoci nei panni di Pier Paolo) un figlio, un figlio piccolo? Incantato. Senza scampo.