Viaggio in Palestina (1963). I “Sopraluoghi” per un “Vangelo” da farsi

"Sopralluoghi in Palestina per Il Vangelo secondo Matteo". Immagine

Nel 1963 Pasolini si recò in Terra Santa con il biblista don Andrea Carraro della Pro Civitate Christiana di Assisi, in vista del progetto filmico de Il Vangelo secondo Matteo, accarezzato fin dal 1962. La modernizzazione della Palestina, spogliata del suo carattere antico, dirottò la sensibilità cinematografica di Pasolini sulla scelta di altre geografie incontaminate, cioè il Sud Italia, dove finalmente le riprese del Vangelo iniziarono nell’aprile 1964.

“Sopraluoghi” nella Palestina mancata de “Il Vangelo secondo Matteo”

Su richiesta di Alfredo Bini, produttore del Vangelo secondo Matteo, nel giugno 1963 Pasolini si recò in Palestina, insieme a don Andrea Carraro della Pro Civitate Christiana di Assisi, per visitare – e riprendere – i luoghi della narrazione evangelica.
Il viaggio in Giordania, Galilea e Siria si protrasse per una quindicina di giorni, toccando in particolare Nazareth e Betlemme, Gerusalemme e Damasco, senza che peraltro Pasolini riuscisse a decidere, superando le perplessità iniziali, se girare o meno il film in quelle località (si aggiunga che Israele era permanentemente in guerra e che, in quelle condizioni, girare un film non sarebbe stato affatto agevole; oltretutto, a ciò era particolarmente sensibile il produttore).
Alla fine il regista non fu per niente convinto dell’opportunità di realizzare il film in quei luoghi e il materiale girato rimase inutilizzato. Pasolini provvide unicamente a doppiarlo improvvisando un proprio commento “in tempo reale” nella sala di doppiaggio.

Pasolini e don Andrea Carraro in Palestina

                      Pasolini e don Andrea Carraro in Palestina

Nel filmato sono messi in particolare risalto due elementi:
– l’enorme squilibrio arrecato al territorio, alle popolazioni e al paesaggio da un selvaggio e incontrollato “progresso tecnologico” (espansione edilizia a Betlemme, grattacieli a Nazareth), tale che il mondo biblico “appare, ma riaffiora di tanto in tanto come un rottame”;
– i volti, le espressioni della gente comune: le “solite facce, tetre, belle, dolci, [di una] dolcezza animalesca precristiana” degli arabi poveri; facce, espressioni che sono le stesse dei sottoproletari di tutto il mondo.
Nel suo commento, Pasolini dice tra l’altro: «Per me spirituale corrisponde a estetico, non religioso. La mia idea che le cose quanto più sono piccole e umili, tanto più sono grandi e belle nella loro miseria, ha trovato uno scossone estetico, un’ulteriore conferma».
Commenta Serafino Murri nel suo Pier Paolo Pasolini (Il Castoro-l’Unità, Milano 1995, p. 48): «Il viaggio in Terrasanta fallisce nel suo scopo principale, quello di individuare alcuni luoghi intatti, così come doveva vederli Cristo durante la sua vita, ma diviene per il regista un tuffo suggestivo tra le macerie di una storia inconclusa e irriconoscibile, da cui trarrà linfa l’ispirazione antiretorica del Vangelo».
Pasolini ricostruì dunque i luoghi del Vangelo secondo Matteo nel Sud dell’Italia: Puglia, Lazio e Calabria divennero i luoghi della Galilea così com’era duemila anni prima e la Palestina fu “ricostruita” in Basilicata, in particolare tra i sassi di Matera e con i suoi abitanti.

Sopraluoghi in Palestina per Il Vangelo secondo Matteo (1963)

Regia e commento Pier Paolo Pasolini;
Interventi Pier Paolo Pasolini e don Andrea Carraro
Musica a cura di Pier Paolo Pasolini
Fotografo di scena Angelo Novi
Produzione Arco Film (Roma); produttore Alfredo Bini
Riprese: giugno-luglio 1963; esterni Lago di Tiberiade, Monte Tabor, Nazareth, Cafarnao (Galilea); Baram, Gerusalemme, Bersabea, Betlemme (Giordania); Damasco (Siria)
Durata 52 minuti
Prima proiezione Spoleto, Festival dei Due Mondi, 11 luglio 1965

 

 

 

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